Gustavo Adolfo Rol – Documentario

Documentario di History Channel su Gustavo Adolfo Rol un uomo consultato da uomini potenti, ma che ha avuto anche detrattori, come si evince dal filmato; il fascino e il mistero sono innegabili, soprattutto per l’umiltà che aveva e per non aver mai cercato gloria e soldi attraverso le sue capacità. Gustavo Rol si definiva la grondaia, metafora che utilizzava per spiegare l’immenso potere/intelligenza che attraveroso di lui si esprimeva, perchè, per egli, l’intelligenza del grande spirito era una realtà evidente. In questo documentario sono molto interessanti le testimonianze, ma soprattutto le spiegazioni dell’astrofisico e divulgatore scientifico Massimo Teodorani che più volte cita la fisica quantistica per spiegare, in un certo senso, l’attendibilità di ciò che sosteneva Rol.

 

Guarda “Adam Kadmon: una interpretazione esoterica della realtà che ci circonda.flv”

La demagogia politica

Durante una mia ricerca online, col desiderio di comprendere  meglio il termine demagogia, mi sono imbattuta in quella che considero forse la spiegazione più profonda di tale termine. Ovviamente l’enunciato migliore proviene da una mente filosofica, esattamente, in un forum di filosofia un utente ha ritenuto necessario esplicitare il significato effettivo di una parola che spesso viene riscontrata come atteggiamento politico; in questi tempi di crisi, poi, ne stiamo vedendo tanta di demagogia e i salvatori della patria spuntano come funghi con i loro programmi. Ma vediamo cos’è veramente la demagogia politica. Continua a leggere

La vita filosofica

Riprendere gli studi, anche se, in un certo senso, sono di natura un po’ diversa dalla filosofia, mi sta facendo capire molte cose. Prima di tutto: studiare filosofia è incredibile! l’oggetto della filosofia è difficile da definire, infatti, chi non ha avuto un minimo di curiosità riguardo alla metafisica ha estrema difficoltà a definire cosa si studia con tale disciplina. Poi, essendo difficile l’oggetto della filosofia, è ovviamente difficile e impegnativa la speculazione, col termine difficile intendo dire che la filosofia è un’attività del pensiero estremamente impegnativa e che tende ad affaticare e a scuotere emotivamente, o ontologicamente, chi la applica.

Per quello che mi riguarda, solamente adesso, a un anno e mezzo dalla laurea, avendo avuto un distacco disciplinare, ma non emotivo, e avendo orientato i miei interessi anche verso altre direzioni, mi rendo conto che la filosofia è una disciplina difficile e impegnativa da studiare/vivere. Per questo, non sono tanti i filosofi oggi, anche se sono molti coloro che credono di esserlo. In alcuni momenti mi chiedo: ma come ho fatto? come ci sono riuscita? Risposte le trovo nella mia storia o, ancora meglio, nella storia del mio essere. Già da adolescente avevo tendenze riflessive molto forti, sicuramente difficoltà sociale, anche scolastica, ma una forte capacità di elaborazione, la mia vita era un continuo stato di immersione in una realtà ermeneutica e, tutto questo, era un gran piacere, la mia isola felice. Le difficoltà c’erano, ma la curiosità era tanta. Così ho sviluppato quel desiderio, amore o “amicizia” nei confronti del domandare filosofico. Molti non conoscono l’oggetto della filosofia perchè credono che sia un qualcosa di specifico da sapere o, ancora peggio, un’insieme di dati astratti, coloro non potranno mai “sentire” la filosofia, perchè ignorano la domanda filosofica che è una condizione. Il domandare filosofico è uno stato continuo e mutevole dell’essere dell’io, a questo punto: che pretesa si ha nei confronti di una disciplina che rispecchia così bene la condizione umana, ovvero la condizione di mutevolezza della vita?!

Se non si hanno risposte accurate a questa domanda, consapevoli e soprattutto provenienti da un’esperienza considerevole di attività filosofica, è bene cambiare strada, dedicarsi ad altro: la filosofia deve essre fatta da filosofi non da improvvisati!

Essere filosofi vuol dire “respirare philosophicamente”


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… si commenta da solo

Essere per la morte (chi ha orecchie per intendere intenda)

Mi è davvero difficile contestualizzare qui, in un blog, quello che vorrei esprimere più col non detto che col detto, più, come si dice metaforicamente, con quel che si lascia nella penna che con quel che si scrive. Ma ci voglio provare, voglio tentare di dire non dicendo.

Nella vita ci sono spesso bivi che implicano dualità nelle strade che si intraprendono, ogni strada intrapresa, ovviamente, è anche rinuncia di un’altra strada, ma chi ha quelle essenziali basi di sapienza ontologica sa bene che non è drasticamente così, in forma differente portiamo in noi la strada perduta. Ma adesso non è questo il punto. Il percorso intellettuale, emotivo, che potremmo definire ora affettivo, nel senso etimologico di ciò che ci tocca, è un percorso totalizzante, tutta la personalità ne viene coinvolta, ma l’essere del proprio io è qualcosa che muta, che cambia, è un essere che cambia i suoi stadi intrinseci. Il punto è questo. Essere arrivati in una fase dove si deve scegliere, appunto al bivio, è una strada presa che implica la responsabilità dignitosa di accogliere e fronteggiare la scelta fatta. In questo momento in cui mi trovo adesso, dopo la laurea, non c’è nulla di sicuro, nulla di certo, ma solo la vertigine  della scoperta che ha come suo contrappeso il rischio. Il “Maestro francese” Henri Bergson sosteneva giustamente che i successi più grandi sono ottenuti da coloro che si assumono il rischio maggiore. Osare sarà il verbo motore intrinseco dell’agire, il “muovente” di ogni scelta incomprensibile e apparentemente inutile agli occhi del senso comune. L’essere, però, non conosce giustificazione per la rinuncia al rinnovo di se stesso, come non conosce giudizio altrui, è essere senza soggezione. Ed è questo che ho intenzione di vivere, l’essere senza soggezione anche se le mie scelte di vita sono incomprensibili, ingiustificabili e controproducenti alla logica del senso comune che è poi la logica delle convenzionali abitudini culturali stabilite da una civiltà. E’ chiaro che non mi riferisco a violazioni di leggi o atti portati a procurare danno altrui, bensì atti, al contrario, rivolti a procurare benessere mio e di conseguenza altrui. Un io in pace col mondo-essere non può che donare pace al mondo “nonostante il mondo”. Non ho mai fatto mistero della mia fede cristiana, il Vangelo mi insegna il coraggio e la fiducia nel rimanere nella tempesta salda nei miei princìpi perchè aderente all’essere e, quindi, alla grammatica di Cristo, come direbbe Vito Mancuso. Ed ora, infatti, ho scelto la tempesta nella Fede.

<< Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; e chi avrà perduto la sua vita a causa mia, la ritroverà >> (Matteo 10 – 39).

 

Bari, 5 maggio 2009

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