Ecovillaggi e stile di vita alternativo

Dopo tanto tempo, finalmente, ho deciso di dedicarmi all’argomento che forse, in questo blog, da quando l’ho aperto, ha appassionato maggiormente gli utenti: la valle degli Elfi e la vita nelle comuni, gli ecovillaggi, al punto da rendere i post dedicati all’esperienza nella valle degli Elfi, vissuta nel 2008, tra i più letti.

Senza perdermi in chiacchiere, non commenterò il perché questo stile di vita alternativo stia suscitando tanto interesse, soprattutto in questo periodo storico, non credo ci voglia molto a capirlo. Imparare a saper vivere con poco, a saper vivere con gli altri e a saper condividere, sembra una cosa facile (al di là dei racconti entusiastici), ma la vita comunitaria ha le sue difficoltà e le sue regole e spesso, per noi della città, abituati a vivere nei nostri spazi intoccabili, uno stile di vita davvero alternativo può risultare difficoltoso se non impossibile. Però (c’è sempre un però), credo che, se si sia davvero convinti di certe scelte e ci si alleni ad accogliere nella propria vita, nel proprio Io, esperienze rivoluzionarie e si abbia una voglia vera di imparare cose nuove, diverse da quelle a cui siamo abituati, la vita nelle comuni non risulti così assurda e impossibile. Continua a leggere

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Il post dell’apocalisse – La rivoluzione di Utena

Questo post è per chi crede che certe “rivoluzioni” si realizzino nei gesti, nelle attività apparentemente più insignificanti. Le vicende umane sono fatte di piccole pieghe di eventi che fanno parte della storia degli uomini. Questo post è per chi crede nel tertium datur, è per chi crede che una sanguinosa guerra può finire perché degli uomini, stanchi dell’assurdità e ormai portati spontaneamente alla reciproca socializzazione, arrivano a realizzare l’insensatezza della battaglia (la guerra delle trincee). Questo post è per chi crede nel proprio quotidiano, senza appartenere a grandi sistemi, ad associazioni dal nome noto, ma logore nell’autoreferenzialità, questo post è per chi vive la sua battaglia più grande  attraverso l’espressione di ciò che lo o la appassiona.  Questo post è per gli spiriti liberi, per i re e le regine nel loro regno dell’Io più autentico. Questo post è per gli adolescenti che non vogliono crescere, per coloro che non vedono l’ora di crescere e per gli adulti che vogliono e hanno bisogno di tornare all’innocenza per guardare ancora il mondo senza la violenze delle categorie, questo post è per i lettori di kultura indipendente. Continua a leggere

Al ritorno dalla valle degli Elfi

Vi chiedo di non rendere questo post fonte di scandalo per voi, sia per un tratto che ho scritto sia per come è stato scritto tutto il post. Raccontando questa avventura elfica ho deciso che sarebbe uscita la parte più vera di me, perchè, semplicemente, certe esperienze come questa sono incisive per la personalità e mettono a nudo certi modi di essere più autentici contro formali ipocrisie. Questa esperienza, come mi ricordava sempre Attilio, è come uno specchio, ti mette a nudo e ti dà la possibilità di guardarti dentro, effettvamente spetta poi a noi su come, quanto e quando far fruttare la stessa. Nel tempo, ovviamente, certi momenti dell’esperienza elfica, e il racconto di esperienze che sto vivendo attualemente, mi ritorneranno in mente durante la vita, è più che naturale, la memoria funziona per rievocazione e somiglianze e certe cose, apparentemente lontane, possono far rivivere e approfondire quel che si è già vissuto. Amici mi hanno detto che non ho raccontato le cose più belle di questa esperienza, ma non posso o non riesco a raccontare quel che le emozioni provano, quello che le sensazioni risvegliano. Vi dico solo, amici miei: non abbiate paura del nuovo, vivete!

Vi scrivo adesso dopo un bel po’ di tempo. Sono al ritorno dalla valle degli Elfi nella sala di attesa della stazione di Bologna, ho lo zaino molto pesante e, per come sono conciata, sono d’aspetto pari al barbone che mi è seduto di fronte; ho il treno espresso diretto per Bari alle 23:15 e adesso invece sono ancora le 18:20. Un caffè e un cornetto dal nome nutelloso mi hanno fatto passare un’oretta qui in stazione, per il resto è ancora da vedere, deve ancora arrivare. Posso dirvi che sono distrutta, ma piena e felice per questa esperienza. Non nascondo la malinconia che provo, l’aver lasciato gli amici del villaggio Aldaia, non ho avuto, purtroppo, la possibilità di salutare tutti, alcuni mancavano quando io e Attilio siamo dovuti scendere a Piccolo Burrone per la festa della luna. E’ un momento difficile per me adesso, tra la stanchezza, la sporcizia che ho addosso e il dolore addominale che mi è venuto, sarà stato il brusco sbalzo alimentare in quanto, nell’ecovillaggio, ho mangiato prevalentemente alimenti autoprodotti. Adesso so solo che vedo le cose in modo diverso, in un’altra occasione, forse, mi sarei seduta lontana dal barbone come hanno fatto tutti i presenti nella sala d’attesa della stazione, invece, istintivamente, senza riflettere, mi è venuto di sedermi esattamente di fronte al barbone (non accanto, ho l’impressione di disturbarlo); lo sento vicino a me, lo vedo come uno di quei viandanti che il villaggio elfico ospitava, anche solo per una notte.

Piccola pausa: scarica di dissenteria… forse sbalzo d’aria (condizionatore nella sala d’attesa), o di alimentazione, o di visione di vita, non lo so fate voi, una ragione deve pur esserci.

Dunque, dicevo… quel barbone è quel genere di persona che passava dall’ecovillaggio Aldaia e si trovava a raccontare la sua storia, la sua vita, raccontare anche storie che vanno dal divertenti alle assurde, insomma uno dei personaggi di una sera che concedevano un pezzo della loro vita narrata. Adesso mi sento più vicina a loro , ai viandanti stanchi , mi sento anch’io un po’ senza tetto, un po’ straniera in questa triste frenesia dei viaggiatori dai vestiti comodi, ma sempre belli.

Quella casa aperta al mondo, quella comunità che accoglie il nuovo con ovvia naturalezza… all’improvviso ricordo quando abbiamo fatto il pane, il pane elfico dal grande forno a legna, tutto questo lo ricordo mentre due ragazzi americani seduti di fronte, ma di spalle a me (posizione dovuta dal nuovo posto derivato dalla pausa) che, conversando, bivaccano mangiando cibo del McDonald.

Ciò che mi è intorno lo sento così lontano da me, così distante, al punto da sentire me stessa così sporca e imbruttita dalla stanchezza.

Bologna 17 agosto 2008

Sono ancora viva, forse più viva di prima

Inserirò in questi giorni post che trascrivono alcuni appunti presi durante la mia permanenza nella valle degli Elfi; di appunti scritti in giorni specifici ce ne sono solo due, ovvero i due del secondo e del terzo giorno dopo il mio arrivo nella valle pistoiese, fra i dieci che ho trascorso, tale decisione è stata presa perchè ritenevo giusto acquisire l’esperienza nella sua interezza, esattamente dopo la mia completa permanenza. Credo che il resto potrà riaffiorare con riflessioni successive, ma per iniziare lascerò a breve le prime impressioni che ho avuto. Sono pensieri sparsi, a volte ripetitivi, a volte descrittivi, ma forse è l’espressione adeguata per un tempo elfico che va narrato in questo modo, quasi una ricerca di un tempo perduto, un luogo dove si trovano pensieri, anche diversi, che si intersecano, si fondono, si chiariscono, si identificano; un luogo di una memoria che è questa miscela virtuale di tanti vissuti che si affollano.

Posso solo dirvi che l’esperienza elfica mi ha fatta sentire viva, più viva di prima, per quel vissuto metafisico e umano che mi ha donato e, forse per questo, ma anche grazie ai tanti volti incontrati, qualcosa dentro di me è cambiato.

 

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