Le aquile sono nate per volare

Un bellissimo racconto.

Quanti di noi … trascorrono una vita intera trascurando le proprie reali doti!

La scuola degli animali di G. H. Reavis, dal libro LE AQUILE SONO NATE PER VOLARE. IL GENIO CREATIVO NEI BAMBINI DISLESSICI.

QUESTA FAVOLA E’ VALIDA PER TUTTI!!!!
C’erano una volta degli animali che decisero di fare qualcosa di eroico per conoscere i problemi del “Nuovo mondo“. Così organizzarono una scuola.
Adottarono un programma di studi che comprendeva: la corsa, l’arrampicata, il nuoto e il volo.
Per rendere la scuola più facile da amministrare, ogni animale praticò tutte le materie.
L’anatra eccelleva nel nuoto; di fatto era migliore del suo istruttore e passò di grado nel volo. Però era molto scarsa nella corsa. Poiché era così lenta nel correre, doveva rimanere al doposcuola. Doveva anche sacrificare il nuoto per avere il tempo di esercitarsi nella corsa. Si esercitò fino a quando le sue zampe si sfinirono e la sua prestazione nel nuoto divenne mediocre. Comunque la sua media a scuola era accettabile, tanto che nessuno si preoccupò a tal proposito, eccetto l’anatra stessa.
Il coniglio era in cima alla classifica nella corsa, ma ebbe un esaurimento nervoso a causa di così tanto lavoro nel nuoto.
Lo scoiattolo era eccellente nell’arrampicata, fino a che ebbe una delusione nel volo, perché il suo insegnante lo faceva partire da terra per poi salire su, anziché dalla cima dell’albero per scendere giù.
L’aquila era un bambino con problemi e fu educata severamente. Nella classifica dell’arrampicata batté tutti gli altri in cima all’albero, ma continuò a usare il suo stile per ottenere miglioramenti nelle altre materie.
Alla fine dell’anno un’enorme anguilla, che sapeva nuotare in modo straordinario, sapeva correre, arrampicarsi e un po’ volare, ebbe la media più alta e fece il discorso di commiato.
In realtà gli animali non erano riusciti a mettersi d’accordo su quale fosse la materia più importante, perciò avevano deciso che tutti gli studenti avrebbero seguito lo stesso programma. Gli animali non ebbero più la possibilità di brillare nelle discipline di cui erano esperti, perché furono tutti costretti a fare delle cose che non rispettavano la loro natura individuale.

Quanti di noi, come l’anatra, che era eccellente nel nuoto e andava bene in volo, trascorrono una vita intera a correre, massacrando i piedi e trascurando le proprie reali doti! Le aquile sono nate per volare!

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Il Liocorno e la legge di attrazione

Ancora una volta l’Associazione Culturale il Liocorno propone un evento sui generis. Il dibattito sulla legge di attrazione è stato al centro della serata  condotta da Rosaria Iodice. La proiezione di 30 minuti del film-documentario: The Secret è stata seguita dalla spiegazione della legge di attrazione che mostra, in breve, la possibilità di realizzare concretamente quel che desideriamo o pensiamo, nel bene e nel male. Rosaria Iodice, esponendo chiaramente la questione, al di là di ogni banale spiegazione, chiarisce la difficoltà di questa legge che governa l’universo (legge a cui ha dedicato quindici anni di studi). La serata è stata condotta con passione razionale e gli interventi del pubblico sono stati sentiti.

Quel che colpisce dell’associazione culturale il Liocorno, fondata da Rosaria Iodice e Marta Noviello, è la dimensione “domestica” del contesto. Al Liocorno ci si sente a casa, gli spazi sono piccoli e familiari, quasi “caserecci”. Anche fra sconosciuti subentra una relazionalità composta e cordiale; insomma, l’atmosfera che si vive in questa associazione si presenta come una perla di vita in un mondo dove la relazione autentica è fortemente in crisi.

Domenica 27 novembre 2011 il Liocorno replica il dibattito sulla legge di attrazione

per informazioni e prenotazioni (prenotazione obbligatoria):  3473083308

Il Liocorno presenta: Fabio Calenda – La porta del tempo

Fabio Calenda La porta del tempo

Una serata dedicata al mistero, alla storia, alla fantasia,e al ruolo che hanno svolto le donne all’epoca di Micene, grazie allo splendido romanzo di Fabio Calenda, che sarà presente con noi, nella cornice del Liocorno. Continua a leggere

Ddl Gelmini e l’Università di oggi con i suoi crediti, i suoi programmi e i suoi drammi

Alla vigilia del passaggio al Senato del ddl Gelmini, si temono, in previsione di domani, gli scontri verificatisi il 14 dicembre con l’approvazione alla Camera dello stesso. Le contestazioni, che sono l’esperessione di un chiaro disagio, meritano, quindi, in quanto tali, rispetto e attenzione, quelle stesse contestazioni che ho voluto vivere da vicino da ex studentessa e da potenziale insegnante di domani, (ma vista la situazione sembra che questo domani potrebbe non arrivare mai, è come essere in un limbo). Prendendomi quella distanza, o quel distacco, che serve per riflettere lucidamente riguardo a certe vicende, alla luce di un’esperienza che si fa sempre più crescente, oggi posso dare un’opinione su quella che è l’Università del mio tempo. Ed è con  estremo dispiacere che attesto che la qualità dei programmi universitari è decisamente scadente; con scadente voglio dire insufficiente a dare una conoscenza più o meno completa di una disciplina. Ora, non soltanto con leggi dirette si può smantellare la cultura, ma anche attraverso forme subdole propense a tentare chi lavora nel settore a compiere il proprio lavoro con meno impegno. Quindi, diciamoci le cose come stanno, i nuovi programmi presenti da qualche anno costituiti dai crediti formativi (CFU), sono programmi che possono essere definiti “striminziti”, ma soprattutto la qualità dei testi, ad eccezione di alcuni casi, è davvero improponibile, anche se li propongono lo stesso. La responsabilità qui, però, non è dei docenti che sono costretti a dover fronteggiare il problema di rendere i programmi sempre più brevi con la massima esaustività possibile, bensì di chi ha proposto questi nuovi ordinamenti universitari. Cerchiamo di essere onesti con noi stessi una buona volta, i programmi, i testi, resi sempre più sintetici (diversi manuali, infatti,  assumono sempre più le denominazioni di <lineamenti>, <elementi>, <fondamenti>, addirittura <lineamenti essenziali> ecc., è come bere sempre l’ultima spremitura dell’olio senza mai gustare la prima, l’extravergine), ripropongono quel vecchio manualismo nozionistico che tanto è stato condannato con le dovute ragioni. A questo punto si fanno passi indietro,  si ritorna a quel sapere quasi mnemonico, facciamo, insomma, rivoltare i pedagogisti dalla tomba. Non sembra più, l’università, il luogo dell’approfondimento, o meglio, il luogo che ti dà l’opportunità di fornirti di quelle basi adeguate per approfondire, anche privatamente, determinate tematiche o questioni. L’università sembra quasi non serva più, oltre che per la sua scarsa spendibilità a livello lavorativo, almeno qui in Italia, ma anche per la preparazione che ti fornisce. Devo ammettere però che la qualità rimasta risulta presente dalla preparazione dei docenti che fa, infine, la differenza, in fondo si sa, è sempre consigliabile la frequenza delle lezioni che diventa, adesso, sempre più necessaria. Qualche anno fa dicevasi insegnamento annuale il ciclo di lezioni che, come dice la parola stessa, appunto, durava un anno accademico, adesso invece, nel fallito tentativo di comparare un insegnamento annuale con il corrispettivo dei crediti formativi, invece di costituire l’insegnamento per l’intero anno, improvvisamente ci troviamo lezioni che durano appena tre mesi, anche poco meno. Da un anno di lezioni si è passati a tre mesi, potete immaginare la differenza sia quantitativa, sia qualitativa. Gli studenti, e qui li bacchetto, sono rimasti a guardare. Gli insegnamenti di storia sono stati i primi a risentirne. Un tempo, andare a lezione, significava avere spiegazioni della parte istituzionale, anche oggi avviene, ma con una riduzione di quantità e soprattutto con quella fretta che non dovrebbe implicare lo studio nel momento in cui necessita di un tempo dovuto. Con questi nuovi ordinamenti, poi, ci si laurea prima e questo ovviamente fa comodo, ma non si percepisce, in questo modo, la scarsa qualità della preparazione. Ora, anche i docenti sono stati a guardare, è chiaramente comodo fare lezioni solo di tre mesi invece di impegnarsi per una anno accademico e ciò allo stesso prezzo (stipendio). Insomma, ci hanno tutti marciato quando si è vista la convenienza. E dulcis in fundo! i famigerati crediti formativi (CFU), dove, credo per legge, questi permetterebbero di preparare un esame nel giro di 15 giorni. Ma ditemi un po’, che tipo di preparazione si ha quando si studia una disciplina per solo 15 giorni? per quanto bravo e diligente possa essere uno studente, questo tempo non permetterebbe soprattutto la realizzazione di approfondimenti adeguati, al massimo “approfondimenti superficiali”. Si fa un’insalata di tutto, un po’ di quello, un po’ di questo, un po’ di quell’altro, lavoro, poi, basato da quei manuali scritti in un modo che il sussidiario delle elementari in paragone è la Divina Commedia. Non è un caso che i docenti con un briciolo di buon senso suggeriscono i manuali dei licei come parte istituzionale da studiare, a dimostrazione del fatto che sembri, adesso, si studi meglio alle superiori, non fosse altro perchè si ha più tempo.

Questa è l’università del nostro tempo, un’università stanca e minimale, sempre chiusa in se stessa e sempre baronisticamente costituita. Forse abbiamo bisogno di un’Università moderna, o postmoderna, che non deve significare riduzione dei programmi per velocizzare le lauree, ma che si integri con una società iniziando a dialogare con essa, non solo per preparare lavorativamente le nuove generazioni quando finiscono il percorso universitario, ma anche per formarle, durante quello stesso percorso, in un vissuto che forgi una forma mentis dell’essere dell’io che sta diventando, ed è, cittadino unico del suo paese.

Pop Art – Andy Warhol

Con molta sincerità ammetto che considerare arte l’arte popolare, come la intende la Pop art, lo trovo strano più che stravagante. Nel caso della pop art di Andy Warhol l’oggetto comune si fa opera  d’arte e stravolge quella che dovrebbe essere la caratteristica principale dell’arte vera e propria, ovvero l’opera che proviene da un atto d’intuizione che si crea nell’istante e durante tutto il tempo della sua realizzazione, invece nella pop art, a quanto pare, quest’atto stesso viene, appunto, stravolto. Questo genere, infatti, è l’elogio dell’appariscenza, o dell’estetica del seriale, del prodotto di massa, e, a mio avviso, la sconfitta dell’intuizione artistica in quanto tale, anche se non è, comunque, la negazione della creatività. Persino il prodotto seriale implica, soprattutto per chi ne deve elaborare il suo lancio nel mercato, un atto che necessita quell’attrativa fondamentale che porta all’accrescimento di interesse verso il prodotto stesso. Effettivamente, Andy Warhol, a quanto pare, era il primo a stupirsi del fatto che i suoi lavori avessero un prestigio tale da poter essere venduti all’asta a prezzi elevati.

Alla Fiera del Levante di Bari (Puglia) del 2010, dall’11 al 19 settembre, sono state esposte 21 opere di Andy Warhol, opere che vanno da barattoli firmati, a foto, a serigrafie. Di seguito ho fotografato quelle che più mi hanno colpita, in particolar modo questa serigrafia di fiori: dal vivo il colpo d’occhio è suggestivo, i colori sono in rilievo, sembrano fuoriuscire dal manifesto stesso, se non ricordo male ve ne sono 100 copie firmate di quest’opera. Più sotto, l’inconfondibile campione nello sport e nella vita Mhoamed Alì e infine un olio su tela di Liza Minnelli.

Comunicato stampa per la manifestazione nazionale UGUALI del 10 ottobre 2009 e notizie del testo base sulla proposta di legge contro l’omofobia

L’Italia si muove per l’uguaglianza

Assicurata la presenza dei gonfaloni di alcune città. Decine di bus da oltre 15 città italiane. Importanti adesioni alla manifestazione nazionale del 10 ottobre UGUALI

È partita la mobilitazione civile per la partecipazione alla manifestazione nazionale del 10 ottobre a Roma, indetta dal movimento lesbico, gay, bisessuale e transgender italiano per rispondere alla violenza che colpisce le persone LGBT, i migranti, le donne e altri soggetti sociali ritenuti deboli con la rivendicazione di uguali diritti e doveri, pari dignità, riconoscimento giuridico di tutti gli amori, di tutte le famiglie.

“Le istituzioni territoriali seguano l’esempio dei Comuni di Firenze, Livorno e Udine che hanno già assicurato la presenza alla manifestazione con il gonfalone della loro città” – dichiara la portavoce Fabianna Tozzi – “ Solo così potremmo costruire una rete tra persone e istituzioni per creare un’Italia che agisce per un vero cambiamento di cultura delle differenze e convivenza civile.”

In questi giorni sono arrivate le adesioni e il sostegno alla piattaforma politica della manifestazione da parte di numerose associazioni, sindacati ed esponenti politici, tra cui la CGIL nazionale, l’Arci e l’Associazione nazionale Partigiani d’Italia. Inoltre da più di 15 città, da Torino a Palermo, da Trieste a Napoli, si stanno organizzando decine di autobus per favorire la partecipazione di tutti i cittadine e le cittadini che pretendono interventi legislativi contro l’omofobia e la transfobia, e rivendicano il principio di uguaglianza che deve impegnare le istituzioni ad agire per la parità di diritti nel riconoscimento pubblico di tutte le relazioni e nel creare interventi informativi e culturali, a partire dalla scuola.

Facciamo appello tutta la società civile che ha a cuore i diritti e l’uguaglianza ad aderire, supportare e partecipare ad un evento che riporta al centro della discussione sociale e politica, le persone con i loro bisogni e la loro richiesta di uguaglianza.

Uguali – Comitato Promotore Manifestazione Nazionale Roma  10 ottobre 2009

Il sito: http://uguali.wordpress.com/ 

 

Roma, 2 ott. (Apcom) – “Oggi in commissione Giustizia della Camera è stato approvato, con i volti di Pd, Pdl e Lega, il testo base della legge contro l’omofobia. Contrari Idv e Udc. Il testo è frutto del lavoro di un anno in commissione, della consapevolezza e della necessità di arrivare ad una condivisione la più ampia possibile, per una legge come quella contro l’omofobia, che rappresenta un primo passo importante per il nostro paese e per gli omosessuali e i transessuali italiani. Il testo, infatti, nella dicitura ‘orientamento o discriminazione sessuale’ comprende anche i reati contro le persone transessuali”. Lo dichiara in una nota Anna Paola Concia, deputata del Pd.

“Dispiace – prosegue – che l’Idv non abbia voluto condividere l’adozione del testo base. Io, come relatrice, avrei voluto un altro testo, infatti avevo presentato l’estensione della legge Manicno. Ma la necessità di rompere il muro del pregiudizio e della discriminazione è più importante degli interessi personali e della propaganda politica. Idv e Udc, con il loro voto contrario, dimostrano di essere i più conservatori del Parlamento”.

“Gli omosessuali e i transessuali italiani, me compresa, sono stanchi delle belle parole e del benaltrismo. Nei prossimi giorni – ha concluso Concia – con la presentazione degli emendamenti, il testo potrà essere migliorato per arrivare in Aula il 12 ottobre”.

Giuseppina La Delfa (presidente famiglie arcobaleno): CAMBIARE

Un comunicato-dichiarazione di Giuseppina La Delfa presidente dell’associazione famiglie arcobaleno. La trovo, soprattutto, una positiva dichiarazione di intenti.

Aurelio Mancuso ha intitolato il suo intervento su facebook “ricominciare” e io aggiungo “cambiando”.

Il Pride di Genova è stato per me un Pride magnifico e mi ha chiarito in modo definitivo l’importanza dei Pride nazionali itineranti.
I Pride, ormai l’abbiamo capito tutti quanti, non servono a smuovere la politica alta, servono a cambiare la relazione tra la gente, tra una città, una provincia e tutta la comunità lgbtq.
Questo è avvenuto a Genova, come era avvenuto a Torino e a Bari e anche a Milano.
Da Bologna invece siamo tornati tutti un po’ tristi come se i bolognesi ci avessero visto fin troppo e non erano disposti a rinunciare alla siesta per salutarci. E’ anche vero che Bologna ha cambiato il su rapporto alla comunità già da molto tempo, e ciò dimostra ancora una volta come è importante la scelta della città per l’organizzazione del Pride nazionale.
Genova invece è stata una scelta vincente malgrado i dubbi e le polemiche. Il successo di sabato 27 lo dobbiamo innanzi tutto al Comitato Genova Pride che da 9 mesi ha lavorato instancabilmente per collegare la città a questo evento. E c’è riuscito e per questo, noi tutti vi ringraziamo. Avete fatto un lavoro straordinario. So che eravate in pochi e so che avete lavorato senza tregua per la riuscita della nostra grande festa. Siete riusciti a avvicinare la gente alle nostre problematiche, e avete cambiato per sempre il loro sguardo su di noi.
La città era addobbata con le bandiere arcobaleno e svolazzavano ovunque : nel centro storico, nei bar e ristoranti sul porto, in mano ai ragazzi e alle ragazze. E’ stato bello vedere i nostri corpi e i nostri colori riempire la città.

Un altro ringraziamneto va a tutti quelli che avendo già partecipato al pride di Roma, hanno fatto doppia spesa e doppio sforzo per essere anche a Genova.

Io sogno un Pride nazionale itinerante importante che abbia lo scopo principale e fondamentale di avvicinare la gente a noi, che le città prescelte siano quelle più difficili, quelle più chiuse, quelle dove la gente comune continua a non volerci vedere, dove fa fatica a dire le parole, a pronunciarle, a capire semplicemente che siamo parte di loro.

Ma io sogno anche una MANIFESTAZIONE NON FESTOSA, rivolta questa volta alle istituzioni, da farsi a Roma, senza carri, senza musica, una manifestazione di gente arrabbiata e stanca che chiede con forza e tanti slogan e immagini incisive di essere ascoltata.
Una manifestazione di tutto il Movimento unito per l’uguaglianza totale, dove, tutti coinvolti, cambiamo le carte in tavola e non chiediamo più che ci vedano soltanto ma chiediamo che ci guardino e ci ascoltino.

Sogno una manifestazione nazionale immensa con centinaia di migliaia di persone senza brillanti e senza colori, vestite come tutti i giorni, con le bandiere del movimento a lutto per i torti e le torture che subiamo, per i morti e le offese fisiche e gli insulti, per la negazione della nostra dignità di persone, di coppie, di genitori, sogno una manifestazione cupa, fatta di gente che non ne può più di chiedere.

Io sono convinta che siamo pronti, adesso. Sono convinta che il movimento unito può farlo, sono convinta che una manifestazione che non sia una festa possa, per contrasto, avere una grande potenza mediatica e fare davvero pressione sull’opinione pubblica.

Pensiamoci, riflettiamoci, troviamo modi e idee forti.

E poi, comunque, torniamo a fare la festa che ci da tanta forza, energia, potenza.

Giuseppina La Delfa

www.famigliearcobaleno.org

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