Tutti Diversamente Uguali

L’Associazione Culturale In Comune presenta:

Tutti diversamente uguali è il titolo di uno dei brani del nuovo album ‘come trascinate dal vento’ del giovane compositore casamassimese Stefano Ottomano. Continua a leggere

17 maggio: Giornata Mondiale per la lotta contro l’Omofobia

Le associazi17 maggio 2011oni GLBTQ e femministe Arcilesbica Mediterranea Bari, Arcigay Bari, Cime di Queer, Undesiderioincomune, Clitor(i)dee collettivo femminista, collettivo Kasamatta Disobbediente, KéBari quest’anno celebrano unite la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. Continua a leggere

Il triangolo nero e il triangolo rosa – i triangoli della discriminazione – Paragraph 175

I rispettivi triangoli nero e rosa sono, oggi, i simboli della discriminazione sociale e sessuale delle donne e degli uomini omosessuali nell’epoca nazista. Il 27 gennaio è la giornata della memoria, è la giornata dedicata al ricordo di quello che è stato l’orrore più sistematico nella storia dell’umanità: l’Olocausto. Ancora oggi, però, pochi sanno che, oltre agli ebrei, zingari, avversari politici, furono perseguitati e deportati nei campi di concentramento anche molti omosessuali, questi ultimi vennero distinti tra omosessuali uomini e omosessuali donne. L’omosessualità maschile fu vista come un fenomeno ancora più grave rispetto all’omosessualità femminile in quanto i primi, oltre ad avere l’obbligo di far proseguire la razza ariana, costituivano un motivo di vergogna per la stessa e una vera minaccia per la gioventù del “nuovo popolo” che si affermava. Le donne, invece, che erano già considerate inferiori, furono, per dir così, più tollerate ideologicamente, ma non nei fatti, perchè la loro omosessualità non impediva comunque la procreazione e, quindi, la discendenza della razza stessa. Si verificò così una discriminazione nella discriminazione. Possiamo notare la violenza psico-fisica che subivano queste donne, in quanto garanzia di sopravvivenza era il matrimonio ovviamente eterosessuale. I gay, invece, non avevano scampo in quanto l’omosessualità non garantiva la procreazione e l’ottica in cui li si vedeva era quella di una sessualità finalizzata al solo piacere egoistico. In tutto ciò possiamo notare il totale annullamento della Persona in quanto tale. L’individuo, nell’epoca nazista, non era considerato, ma la sua importanza era in rapporto al suo essere parte di un tutto omogeneo conformato fino all’estremo. La persona, con i suoi affetti, pensieri, sentimenti, è annullata in nome dell’ideologia e della mera riproduzione demografica della razza considerata pura. Quello che oggi mi fa rabbrividire è notare le analogie delle motivazioni di allora con le motivazioni di adesso portate avanti da alcuni politici italiani e dalla chiesa stessa. Per farvi comprendere a pieno vi riporto un brano del Paragrafo 175 della legge nazista contro gli omosessuali e potremo notare che non ci sono tante differenze tra alcune “affermazioni” di allora e le affermazioni di oggi: Continua a leggere

Pomeriggio Culturale con Arcilesbica Mediterranea Bari, “Kè Bari” e AGEDO Puglia

Domenica 16 Maggio, dalle ore 18:00
Bari, Via Venezia – spiazzale antistante il Fortino

In occasione della Giornata Mondiale contro l’omofobia e la transfobia le associazioni: AGEDO, ARCILESBICA MEDITERRANEA BARI E KE’ BARI

ORGANIZZANO UN POMERIGGIO CULTURALE Continua a leggere

Richiesta di aiuto contro le “terapie riparative”, petizione online e video di la7

Come primo atto concreto contro le “terapie riparative” di Nicolosi (che, lo ricordo, sarà in Italia il 21 e il 22 maggio per presentare il suo nuovo libro sul riorientamento sessuale) chiedo di fare copia e incolla della lettera sottostante e di inviarla agli indirizzi e mail degli ordini di medici, psicologi e psichiatri (trovate gli indirizzi e e-mail di seguito).
Vi chiedo di spendere dieci minuti del vostro tempo per una causa che ci riguarda tutt* e vi chiedo di diffondere il più possibile questa iniziativa. Vi annuncio inoltre che vorrei fare la stessa cosa per chiedere a programmi del livello di Report e di Presa diretta di occuparsi del caso Nicolosi e di smascherare chi c’è veramente dietro quest uomo e le sue associazioni che stanno prendendo piede in tutto il mondo.
Insieme possiamo farcela
Marino Buzzi
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E-mail da inviare ai seguenti indirizzi:
info@cnopsicologi.it
redazione@altrapsicologia.it
tutela@altrapsicologia.it
segreteria@fnomceo.it
redazione@osservatoriopsicologia.it
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Alla cortese attenzione di:

Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi
Altrapsicologia
Federazione Nazionale Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri

Gentil* Signor*,
il 21 e il 22 Maggio 2010 a Brescia, in occasione della presentazione del nuovo libro di Joseph Nicolosi, che si professa psichiatra e psicoterapeuta, si terrà un seminario che tratterà anche il tema delle terapie riparative.
Come certo saprete Nicolosi è a capo del NARTH (National Association for Research & Therapi of Homosexuality) con sedi in tutto il mondo ed è il principale ideatore della cosiddetta “terapia riparativa” che si propone di “guarire” gli/le omosessuali per dar loro un “corretto” indirizzo sessuale.
L’omosessualità non è più considerata una malattia da molti anni, come si evince dal DSM IV, eppure continuiamo a trovare medici ( o presunti tali) che cercano di curarla proprio come una malattia.
La terapia riparativa è pericolosa a causa degli effetti disastrosi che può avere su menti fragili e facilmente condizionabili. Spinge le persone a non vivere serenamente la propria identità sessuale e affettiva e non riconosce l’omosessualità come una variabile naturale della sessualità.
A queste terapie possono essere sottoposti/e anche minorenni obbligat* a prenderne parte dalle famiglie.
Se è vero che i rispettivi ordini di medici, psicologi e psichiatri non considerano più l’omosessualità come una malattia è giusto e doveroso che si rinneghino pubblicamente e attraverso ogni mezzo a disposizione le pratiche del dottor Nicolosi per impedire che, anche in Italia, prenda piede questa pericolosa prassi che spinge le persone omosessuali all’infelicità e che potrebbe suscitare nelle menti più fragili danni irrevocabili.
Da anni le persone GLBT (gay, lesbiche, bisessuali, transgender e transessuali) lottano contro ogni genere di discriminazioni e faticano, a causa di un clima diffuso di paura nei confronti dei diversi e di una forte omofobia, a vedere riconosciuti i propri diritti.
Il dottor Nicolosi, che è appoggiato da molte fondazioni religiose, induce non solo gli/le omosessuali a non accettarsi ma, in qualche modo, fa passare il messaggio che le persone GLBT non devono essere accettate per ciò che sono.
Chiedo, come cittadino, che le vostre associazioni e i vostri ordini prendano una posizione chiara sull’argomento.
Abbiamo bisogno di sapere come la pensano i/le medic*, gli/le psicolog* e gli/le pschiatr* italian*
Chiedo inoltre che si disconoscano pubblicamente i metodi e le terapie di Nicolosi e che si istituisca un comitato che si impegni a capire in che modo vengono messe in pratica le suddette terapie così da tutelare i/le eventuali pazienti.
Sarebbe utile anche avviare un serio e costruttivo dibattito sull’argomento promuovendo l’intervento di esperte ed esperti del settore.
Grazie per l’attenzione che vorrete riservare ai temi proposti
Cordialmente
[Nome e Cognome]
[Città]

petizione online: http://www.petizionionline.it/petizione/petizione-per-chiedere-a-report-e-a-presa-diretta-di-promuovere-uninchiesta-giornalistica-sulle-terapie-riparative/722

Qui il video del programma italian job di la7 che ha dedicato una puntata alle terapie riparative di Nicolosi, si può notare quanta accondiscendenza, ma anche opportunismo, si verifica da parte della chiesa.

Comunicato stampa per la manifestazione nazionale UGUALI del 10 ottobre 2009 e notizie del testo base sulla proposta di legge contro l’omofobia

L’Italia si muove per l’uguaglianza

Assicurata la presenza dei gonfaloni di alcune città. Decine di bus da oltre 15 città italiane. Importanti adesioni alla manifestazione nazionale del 10 ottobre UGUALI

È partita la mobilitazione civile per la partecipazione alla manifestazione nazionale del 10 ottobre a Roma, indetta dal movimento lesbico, gay, bisessuale e transgender italiano per rispondere alla violenza che colpisce le persone LGBT, i migranti, le donne e altri soggetti sociali ritenuti deboli con la rivendicazione di uguali diritti e doveri, pari dignità, riconoscimento giuridico di tutti gli amori, di tutte le famiglie.

“Le istituzioni territoriali seguano l’esempio dei Comuni di Firenze, Livorno e Udine che hanno già assicurato la presenza alla manifestazione con il gonfalone della loro città” – dichiara la portavoce Fabianna Tozzi – “ Solo così potremmo costruire una rete tra persone e istituzioni per creare un’Italia che agisce per un vero cambiamento di cultura delle differenze e convivenza civile.”

In questi giorni sono arrivate le adesioni e il sostegno alla piattaforma politica della manifestazione da parte di numerose associazioni, sindacati ed esponenti politici, tra cui la CGIL nazionale, l’Arci e l’Associazione nazionale Partigiani d’Italia. Inoltre da più di 15 città, da Torino a Palermo, da Trieste a Napoli, si stanno organizzando decine di autobus per favorire la partecipazione di tutti i cittadine e le cittadini che pretendono interventi legislativi contro l’omofobia e la transfobia, e rivendicano il principio di uguaglianza che deve impegnare le istituzioni ad agire per la parità di diritti nel riconoscimento pubblico di tutte le relazioni e nel creare interventi informativi e culturali, a partire dalla scuola.

Facciamo appello tutta la società civile che ha a cuore i diritti e l’uguaglianza ad aderire, supportare e partecipare ad un evento che riporta al centro della discussione sociale e politica, le persone con i loro bisogni e la loro richiesta di uguaglianza.

Uguali – Comitato Promotore Manifestazione Nazionale Roma  10 ottobre 2009

Il sito: http://uguali.wordpress.com/ 

 

Roma, 2 ott. (Apcom) – “Oggi in commissione Giustizia della Camera è stato approvato, con i volti di Pd, Pdl e Lega, il testo base della legge contro l’omofobia. Contrari Idv e Udc. Il testo è frutto del lavoro di un anno in commissione, della consapevolezza e della necessità di arrivare ad una condivisione la più ampia possibile, per una legge come quella contro l’omofobia, che rappresenta un primo passo importante per il nostro paese e per gli omosessuali e i transessuali italiani. Il testo, infatti, nella dicitura ‘orientamento o discriminazione sessuale’ comprende anche i reati contro le persone transessuali”. Lo dichiara in una nota Anna Paola Concia, deputata del Pd.

“Dispiace – prosegue – che l’Idv non abbia voluto condividere l’adozione del testo base. Io, come relatrice, avrei voluto un altro testo, infatti avevo presentato l’estensione della legge Manicno. Ma la necessità di rompere il muro del pregiudizio e della discriminazione è più importante degli interessi personali e della propaganda politica. Idv e Udc, con il loro voto contrario, dimostrano di essere i più conservatori del Parlamento”.

“Gli omosessuali e i transessuali italiani, me compresa, sono stanchi delle belle parole e del benaltrismo. Nei prossimi giorni – ha concluso Concia – con la presentazione degli emendamenti, il testo potrà essere migliorato per arrivare in Aula il 12 ottobre”.

Giuseppina La Delfa (presidente famiglie arcobaleno): CAMBIARE

Un comunicato-dichiarazione di Giuseppina La Delfa presidente dell’associazione famiglie arcobaleno. La trovo, soprattutto, una positiva dichiarazione di intenti.

Aurelio Mancuso ha intitolato il suo intervento su facebook “ricominciare” e io aggiungo “cambiando”.

Il Pride di Genova è stato per me un Pride magnifico e mi ha chiarito in modo definitivo l’importanza dei Pride nazionali itineranti.
I Pride, ormai l’abbiamo capito tutti quanti, non servono a smuovere la politica alta, servono a cambiare la relazione tra la gente, tra una città, una provincia e tutta la comunità lgbtq.
Questo è avvenuto a Genova, come era avvenuto a Torino e a Bari e anche a Milano.
Da Bologna invece siamo tornati tutti un po’ tristi come se i bolognesi ci avessero visto fin troppo e non erano disposti a rinunciare alla siesta per salutarci. E’ anche vero che Bologna ha cambiato il su rapporto alla comunità già da molto tempo, e ciò dimostra ancora una volta come è importante la scelta della città per l’organizzazione del Pride nazionale.
Genova invece è stata una scelta vincente malgrado i dubbi e le polemiche. Il successo di sabato 27 lo dobbiamo innanzi tutto al Comitato Genova Pride che da 9 mesi ha lavorato instancabilmente per collegare la città a questo evento. E c’è riuscito e per questo, noi tutti vi ringraziamo. Avete fatto un lavoro straordinario. So che eravate in pochi e so che avete lavorato senza tregua per la riuscita della nostra grande festa. Siete riusciti a avvicinare la gente alle nostre problematiche, e avete cambiato per sempre il loro sguardo su di noi.
La città era addobbata con le bandiere arcobaleno e svolazzavano ovunque : nel centro storico, nei bar e ristoranti sul porto, in mano ai ragazzi e alle ragazze. E’ stato bello vedere i nostri corpi e i nostri colori riempire la città.

Un altro ringraziamneto va a tutti quelli che avendo già partecipato al pride di Roma, hanno fatto doppia spesa e doppio sforzo per essere anche a Genova.

Io sogno un Pride nazionale itinerante importante che abbia lo scopo principale e fondamentale di avvicinare la gente a noi, che le città prescelte siano quelle più difficili, quelle più chiuse, quelle dove la gente comune continua a non volerci vedere, dove fa fatica a dire le parole, a pronunciarle, a capire semplicemente che siamo parte di loro.

Ma io sogno anche una MANIFESTAZIONE NON FESTOSA, rivolta questa volta alle istituzioni, da farsi a Roma, senza carri, senza musica, una manifestazione di gente arrabbiata e stanca che chiede con forza e tanti slogan e immagini incisive di essere ascoltata.
Una manifestazione di tutto il Movimento unito per l’uguaglianza totale, dove, tutti coinvolti, cambiamo le carte in tavola e non chiediamo più che ci vedano soltanto ma chiediamo che ci guardino e ci ascoltino.

Sogno una manifestazione nazionale immensa con centinaia di migliaia di persone senza brillanti e senza colori, vestite come tutti i giorni, con le bandiere del movimento a lutto per i torti e le torture che subiamo, per i morti e le offese fisiche e gli insulti, per la negazione della nostra dignità di persone, di coppie, di genitori, sogno una manifestazione cupa, fatta di gente che non ne può più di chiedere.

Io sono convinta che siamo pronti, adesso. Sono convinta che il movimento unito può farlo, sono convinta che una manifestazione che non sia una festa possa, per contrasto, avere una grande potenza mediatica e fare davvero pressione sull’opinione pubblica.

Pensiamoci, riflettiamoci, troviamo modi e idee forti.

E poi, comunque, torniamo a fare la festa che ci da tanta forza, energia, potenza.

Giuseppina La Delfa

www.famigliearcobaleno.org

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… si commenta da solo

Omofobia e informazione oltre il 17 maggio

Parlare di omofobia adesso che il 17 maggio è passato sembra quasi fuori luogo o addirittura anacronistico, ma credo invece che affrontare la questione oltre o dopo il 17 maggio sia più importante. Il problema dell’omofobia non inizia e finisce in un giorno solo, ma è sempre costante perchè è costante e reale, e con questo intendo quotidiano, il comportamento omofobico. L’omofobia la si sperimenta ogni giorno, ma soprattutto già in forma latente la si può notare anche nelle persone non dichiaratamente omofobe, non facciamo finta di niente: la maggior parte delle persone ha imbarazzo solamente a parlare di omosessualità, lo si percepisce come un argomento troppo scomodo perchè intimo. Premetto da subito che non credo che certe forme omofobiche derivino da un’omosessualità repressa o almeno non tutte, per spiegare a un convinto eterosessuale che l’affettività omosessuale è un’affettività che ha una base ontologica naturale non serve dire a questo che è un omosessuale represso, anche nel caso dovesse corrispondere a verità, il problema, credo, come molti altri problemi di natura psicologica, sia una questione di natura ontologica e con questo intendo riferirmi al tipo di educazione-formazione che un io vive come essere esistente. L’io, di per sè, nasce con delle tendenze che gli addetti ai lavori definiscono innate, queste nel corso dell’esistenza confluiscono in rapporti ibridativi con il tessuto di relazioni e quindi, per dir così, di impringting che abbiamo come network che, non solo ci circonda, ma di cui siamo parte integrante. La questione è troppo lunga da esplicitare, ma posso ridurre nel considerare che l’essere dell’io si struttura e si ridefinisce continuamente, diremmo, si riassesta a ogni nuovo contatto o a ogni nuova rete di contatti soprattutto quando un’esperienza forte è la causa scatenante di un ridestamento della coscienza. Bene: che cosa c’entra tutto questo con l’omofobia? L’omofobia, come tutte le forme socio-acquisite, nasce da una costruzione o negoziazione della realtà di tipo convenzionale, si è omofobi, anche quando ci disturba parlare di omosessualità, per abitudine culturale, perchè nel raggio d’azione della propria esistenza non è stata problematizzata la questione o, ancor peggio, è stata già indottrinata in forma aprioristica come non questione. La struttura sociale preesistente ha già indicato la direzione su cui l’io deve “guardare”. L’omofobia, quindi, non è una tendenza naturale, bensì una sovrastruttura acquisita dai feedback sociali, una sovrastruttura potentissima e pericolosa per gli esiti violenti. L’aspetto positivo di tutto questo è che, come tutte le sovrastrutture e abitudini culturali, può cambiare, può modificarsi nel tempo perchè non è parte dell’essere definitivo ontologico di una persona o addirittura di un’intera società. L’aspetto negativo è che, come tutte le sovrastrutture e abitudini culturali, è difficile da debellare, in poche parole non in un paio di generazioni sociali si sradica una sovrastruttura fortemente radicata dal fallocentrismo come quella occidentale. I modelli dell’uomo forte, virile, che, come una vecchia pubblicità di un profumo recitava: dell’uomo che non deve chiedere mai, i modelli dell’uomo macho ecc., sono modelli questi che hanno soprattutto violato una realtà dei fatti che è tutt’altra cosa rispetto agli steriotipi tipici. La realtà violata è stata quella affettiva, non nel puro senso dei sentimenti, ma la realtà ontologica dell’affectus in senso letterale, ovvero ciò che ci tocca, la nostra natura ontologica è affettiva e tutte le sovrastrutture imposte come definitive sono una violenza nei confronti dell’essere in favore di ideologie del dover essere. La realtà affettiva della specie umana è così violentata e distorta. Il problema delle società si presenta quando queste sono particolarmente chiuse, di conseguenza, dal punto di vista culturale sono recidive non ai cambiamenti di per sè, ma ancora più in origine alla conoscenza dei fenomeni reali che poi in realtà sono fenomeni sotto gli occhi di tutti. Un esempio fra tutti è l’omosessualità, che vorrei chiamare da adesso omoaffettività, che è sempre esistita, ma gli altri esempi che possiamo citare sono anche l’atteggiamento delle maggioranze sociali che ignorano le conseguenze negative dell’effetto serra: non si pensa perchè è sforzo pensare, perchè è problematizzazione e quindi impegno, le famose abitudini di contrarre abitudini che Bergson aveva benissimo tematizzato.

A questo punto, consapevoli del fenomeno cangiante quali sono le convenzioni sociali, possiamo renderci conto quanto e come lavorare sull’ulteriore cambiamento culturale che è, prima di tutto, educazione alla conoscenza della realtà dei fatti, quindi educazione a vincere la pigrizia intellettuale che spesso si crogiola nell’opinione del senso comune. Un importante rilievo hanno le scuole, la famiglia, la struttura sociale che dovrebbe avere il compito di non abbandonare i cittadini; in proposito, circa un anno fa pubblicai in un forum la relazione dell’ILGA-Europe per la Commissione degli Affari Sociali inerente al suicidio tra i giovani gay, lesbiche, bisessuali e transgender, anche se la relazione e le indagini costituite sono inerenti all’anno 2007 credo che l’impostazione e soprattutto le proposte per affrontare il problema in sè siano ancora molto attuali, possiamo leggere infatti le segnalazioni che effettuai di alcuni passi della relazione:

<< E? stato dimostrato chiaramente che l?incidenza del suicidio tra i giovani LGBT
potrebbe essere ridotta se fossero adottate misure per contrastare l?omofobia, la bifobia, la
transfobia e l?eterosessismo che essi devono affrontare nella società, e se fossero adottate
misure per dare loro supporto.
47. L?Olanda è un Paese che, per almeno tre decenni, ha messo in atto politiche e
programmi educativi a favore delle persone LGBT. Mentre la situazione è ancora lontana
dall?essere perfetta, il confronto tra i risultati del ?Social Exclusion Report? per l?Olanda, con
i risultati di tutti i 37 Paesi, ha reso alcuni risultati informativi:
? Nel caso delle scuole, solo l?8.7% degli intervistati Olandesi ha trovato elementi
discriminatori nel curriculum scolastico rispetto al 42.9% dell?intero sondaggio;
mentre il 39.4% ha subito esperienze di bullismo, rispetto al 53% dell?intero
sondaggio.
? Nel caso delle relazioni familiari, il 31.2% degli Olandesi intervistati ha riportato
esperienze di pregiudizio e/o discriminazione, rispetto al 51.2% dell?intero
sondaggio.
? Anche l?esperienza di discriminazione nella comunità generale è stata più bassa, per il
24.6% degli Olandesi intervistati, rispetto al 37.7% dell?intero sondaggio.

E? stato esaminato un fattore riguardante la depressione, la disperazione e il suicidio
negli adolescenti gay, lesbiche e bisessuali, in comparazione con gli adolescenti eterosessuali.
I risultati hanno suggerito che i fattori ambientali associati con l?orientamento sessuale, che
potrebbero essere raggiunti e cambiati attraverso la prevenzione e gli interventi di
prevenzione, giocano un ruolo principale nella prevenzione dell?angoscia nella popolazione.30
53. Un altro studio ha esaminato quattro fattori protettivi (le connessioni familiari,
l?attenzione dell?insegnante, le attenzioni di altri adulti e la sicurezza scolastica) e la loro
associazione con l?ideazione del suicidio e i tentativi di suicidio tra adolescenti che hanno
avuto esperienze con persone del loro stesso sesso.

Molte indagini hanno documentato l?ostile ambiente sociale con cui loro si
interfacciano ? sia in famiglia, a scuola, nei gruppi di coetanei, nelle istituzioni
religiose, o più ampiamente nella società
? Una ricerca dettagliata ha dimostrato che un ambiente sociale che esclude e denigra i
giovani LGBT è causa per molti di loro di scegliere il suicidio come via di fuga dalla
depressione, dall?isolamento e dalla disperazione
58. Laddove i governi e le autorità per l?istruzione prendano specifiche iniziative per
affrontare l?esclusione e la discriminazione subita dai giovani LGBT, possono essere
raggiunti sostanziali miglioramenti nel loro ambiente sociale.

La chiave per eliminare la tragedia dei suicidi tra i giovani LGBT non è pertanto una
questione di come farlo né di come trovare le risorse, ma una questione di volontà politica:
l?attuazione delle misure proposte potrebbe essere opposta appunto da quei gruppi sociali, da
quelle istituzioni e da quegli individui la cui ostilità verso le persone LGBT contribuisce ad
un ambiente che denigra ed esclude in primo luogo i giovani LGBT.
61. La sensibilizzazione e l?educazione all?azione contro omofobia, bifobia e transfobia,
inclusa la sensibilizzazione sul potenziale costo dell?emarginazione, della denigrazione e della
discriminazione nei confronti dei giovani LGBT, sarà quindi essenziale per avere successo >>.

Consiglio comunque la lettura completa della ricerca.

Per capire qualcosa di più sull’omofobia vi segnalo la lettura tematica di questi siti: ipsico.org, con particolare attenzione alla voce omofobia interiorizzata, ovvero l’autoomofobia dei cittadini gay, lesbiche, transgender e bisessuali.

Interessante anche questo riassunto che presenta in generale una panoramica del mondo omoaffettivo: l’mofobia, la paura degli altri e di noi stessi

Da notare lo scempio omocensura che hanno subito gli anime giapponesi di ispirazione manga, nel sito gay.it  si trova una curiosa vecchia discussione riguardo alla censura che una certa forma d’arte può subire per via di un puritanesimo ipocrita. Personalmente, le forme implicite di omoaffettività dei cartoon anni ’80/’90 non ricordo che mi hanno traumatizzata, confusa o scandalizzata, quando si è bambini quelle forme di sovrastruttura di cui ho argomentato sopra non si hanno e certe cose le si vivono per come sono perchè, semplicemente, sono.

…e per una delucidazione riguardo alla questione dell’omofobia in Europa, qui la Risoluzione del Parlamento Europeo.

17 maggio 2009: biciincittà e giornata mondiale contro l’omofobia

A Bari il 17 maggio ’09 alle h 10:00 al parco 2 giugno ingresso principale si terrà, come in molte altre città italiane, la manifestazione ciclistica Biciincittà, casualmente quest’anno la mainifestazione si è trovata in coincidenza con la giornata mondiale per la lotta contro l’omofobia e, in funzione di questo doppio valore che queste giornate implicano, ho invitato gli amici di facebook a partecipare a Biciincittà con una consapevolezza ulteriore riguardo alle lotte dei movimenti LGBT. Conoscere, sapere, essere informati sui bisogni, le esigenze e soprattutto le privazioni e le discriminazioni di una buona fetta della cittadinanaza italiana aiuta ad essere cittadini migliori in tutti i sensi. Il carico esperenziale e valoriale in questo senso si allarga.  Il termine ecologia dalla radice etimologica greca oikos che vuol dire casa, abitazione, ambiente e logia ovvero studio, significa appunto conoscenza della casa, del luogo di abitazione non solo in senso puramente letterale, o solo nel senso naturalistico, ma anche come conoscenza della casa intesa come io personale. Bob Marley diceva che la sua casa è la mente, e aveva ragione. La cura del sè è conoscenza di sè e ciò significa, di conseguenza, conoscenza del mondo di cui si è partecipi e artefici. Il mio invito, quindi, non è quello di farci protagonisti di una manifestazione plateale, bensì quello di acquisire una nuova consapevolezza ecologica che ci chiama alla responsabilità verso il vivente in forma totale. Il mio invito infatti è rivolto alla coscienza del Singolo!

Per partecipare all’evento potete iscrivervi presso questi punti vendita di Bari:
– UISP via m. amoruso, 2 tel 0805615657
– BAR AUSTRALIA via giovanni XXIII, 15
– DECATHLON vl. de blasio, 1
– FANTASTICO LO SPORT via melo, 45 :: via sparano, 160
– FERRANDES p.zza a. moro, 53
– KICK BACK vl. unità d’italia, 29
– MAGARELLI SPORT
– MANNARINI CICLI
– PASTICCERIA MORISCO
– S.G. ANGIULLI
– XSOLE CENTRO ESTETICO

Per saperne di più sulla giornata mondiale per la lotta contro l’omofobia:

http://www.intollerantianonimi.it/

rispettivi eventi locali per la giornata contro l’omofobia:

http://www.arcigay.it/comitati-arcigay-per-giornata-contro-omofobia-2009

sito dell’ Unione Italiana Sport per Tutti che organizza annualmente biciincittà:

http://www.uisp.it/nazionale/index.php?contentId=229

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