Gli elfi: il corno e l’inconscio

Immersa in questa civiltà, tornata alla solita vita fra progetti, studio, problemi; in certi momenti, come flasch, ritornano immagini della mia permanenza elfica, ma ho bisogno di riattualizzare, di prolungare in un mio presente quelle immagini per far si che quel vissuto riviva dentro di me. Adesso ho bisogno di ricordare per vivere, ma ho anche bisogno di vivere per ricordare.

Domenica mattina un suono strano penetra nel sonno prima del risveglio, sono in dormiveglia e un’immagine si presenta nella mente evocata prepotentemente da questo suono esterno alla mia stanza. Il suono del corno, una specie di corno che è presente in tutti villaggi elfici, questo viene suonato sempre prima del pranzo e prima della cena, è un’abitudine elfica che serve anche a richiamare qualche ospite passante nella zona, o altri abitanti di altri villaggi che si trovano nei dintorni così, nel caso volessero, potrebbero unirsi ai commensali del villaggio interessato. A volte capitava di sentire dal villaggio in cui ho alloggiato, attraverso la vallata, il suono del corno di un altro villaggio: era bello, un atto ancestrale e arcaico. Così, dopo i primi giorni della mia permanenza, anch’io mi sono cimentata nel suono del corno. I primi soffi nella bocca del corno sono sempre, per tutti, fallimentari, ma dopo il terzo o il quarto tentativo partiva il suono giusto, cupo e robusto, che si faceva eco nella vallata. E’ il richiamo per i momenti più tipici di socializzazione della vita elfica, il pranzo e la cena, dove spesso si trova l’opportunità di intraprendere lunghe conversazioni con gente che vi alloggia come te o che il giorno dopo non rivedevi più; come nella vita, alcune persone ti accompagnano per un tratto, le perdi strada facendo, se ne vanno o vai via tu, puoi perderle di vista per sempre o puoi anche ritrovarle dopo una lunga lontananza, oppure puoi svegliarti all’improvviso e scoprire che non sei più tu e non sei più quello di prima, ma non è successo all’improvviso, diventi consapevole che stavi già cambiando, lentamente, nei piccoli passi del quotidiano. L’inconscio sa molte più cose della ragione e delle ragioni del buon senso, sente molte più cose delle ragioni del nostro Io assuefatto dai costumi conformisti.

Bari, 7 settembre 2008

Fra un popolo nudo per una terra fertile

A giorni mi cimenterò in una esperienza di montagna che definisco al di là dell’idea di escursione. La zona è in Toscana, tra le montagne pistoiesi. Mi ritroverò in villaggi di gente che amano chiamarsi elfi, come i personaggi fantastici. Questa gente intorno agli anni ’70 ’80 si è trasferita in alta montagna occupando terre senza proprietà, brevemente, per il rifiuto ideologico dei principi della civiltà come ad esempio il consumismo esagerato, infatti, una delle caratteristiche di questi villaggi, anzi forse la caratteristica essenziale, è l’autoproduzione, ovvero consumano quel che essi stessi producono. Possiamo immaginare che gli elfi abitando nei piccoli villaggi privi di comodità che noi conosciamo, hanno uno stile di vita legato a quel che la terra offre quotidianamente e stagionalmente.

La mancanza di acqua corrente e per questo il dover stare in una condizione di igiene un po’ precaria, dal punto di vista di una civilizzata, mi desta un po’ di preoccupazione, ma in questo vorrei confidare nella natura perchè è vero che una scarsa igiene può portare problemi dal punto di vista igienico-sanitario, ma è altrettanto vero che condizioni, ovviamente non eccessive, di scarsa igiene aiutano a migliorare la funzione delle difese immunitarie. Un professore della facoltà di medicina di un mio amico, prima di iniziare la sua consueta lezione, esclamava: “beata sporcizia!” E se davvero un po’ di sporcizia ci aiuta, allora che ben ben venga anche questa.

Forse l’impatto più forte che potrò subire è quello di costume, nel vero senso della parola, ovvero l’impatto che riguarderà esattamente una cultura priva di strutture mentali della nostra civiltà. Per non dilungarmi troppo in giri di parole vi pongo un esempio chiaro: l’amico che mi ha invitata a vivere questa mia permanenza elfica, mi ha detto che molto probabilmente li troveremo a lavorare nei campi completamente nudi. Avete letto bene, completamente nudi; questo può essere, per me che sono ancora abitudinariamente legata alla civiltà, una fonte di imbarazzo, ma confido nel senso dell’assuefazione di cui noi esseri umani siamo disposti. Con tutta sincerità credo che, come abbiamo acquisito l’abitudine del pudore, delle maniere a tavola ecc. e, ancora più profondamente, del senso di colpa, possiamo anche ritrovare i modi più naturali di convivenza reciproca e di adattamento senza tutte quelle sovrastrutture create nella storia della civiltà, sovrastrutture che forse sono la vera causa delle nostre nevrosi.

In cuor mio, vista la consapevolezza di dover dare una mano nei campi, spero di non fare la solita figura della civilizzata che non riesce a tenere in mano nemmeno un attrezzo e che riesca a rendermi utile dando loro un aiuto sopportando la fatica del lavoro fisico, ma soprattutto spero che questa esperienza, più di ogni altra cosa, possa arricchirmi dal punto di vista umano, facendomi superare certe nevrosi e rigenerandomi, in questo modo, nel corpo e nello spirito con l’aiuto di Dio.

Vi aggiornerò nel caso dovessero venirmi altri pensieri.

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