Movimento cinque stelle – croce e delizia

Cos’è il Movimento cinque stelle? Cosa vuole Beppe Grillo? Cosa “vogliono” fare di noi poveri italiani? Non scriverò che uno degli obiettivi del movimento è eliminare i partiti, più esattamente, è rendere valido il referendum che i politici hanno invalidato sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, abilmente trasformato in rimborso. Non scriverò nemmeno che un altro obiettivo del movimento è l’abbassamento delle pensioni d’oro a cinquemila euro mensili lordi, per non parlare del grande impegno riguardo all’energia. Sicuramente quanto scrivo, però, non vuole essere un’apologia del movimento. Recentemente, alla luce del post di Grillo riguardo alle unioni civili delle coppie di fatto, etero e soprattutto omo, ho pensato che quella che è stata l’espressione del suo libero pensiero sarebbe dovuta diventare un chiaro punto del programma. Le coppie di fatto sono un tema spinoso nel nostro paese che è assillato dalle continue ingerenze della Chiesa nello Stato. Si dice che quando il governo Prodi stava per portare avanti la legge sui PACS, arrivò una telefonata dal vaticano che bloccò tutto; questo aneddoto può anche non essere vero, ma fa palesemente capire quanto, anche culturalmente, ci si senta legati a quella pressione politica che la Chiesa mette in atto.

Ad un certo punto volevo avanzare la proposta dell’inserimento della questione delle unioni civili nel programma, esattamente nella modalità di cui il Movimento cinque stelle si fa forte e garante, cioè attraverso l’espressione democratica della discussione attraverso il web, ed ho capito che, per far sentire la mia voce, bastava avviare o partecipare alla discussione stessa. Scopro, una volta entrata nel movimento, che non c’è nessuna categoria inerente alla questione che volevo portare avanti, allora mi son detta: <<bene! vuol dire che nessuno si è posto il problema all’interno del forum e, quindi, lo farò io>>, ma a un certo punto ho effettuato una ricerca nello stesso forum e ho notato che invece, riguardo  alle unioni civili, non solo si è discusso, ma hanno anche aperto diversi post, post che non sono presenti nelle categorie e/o sottocategorie. Ma c’è dell’altro, mi sono chiesta dove fosse, nelle categorie in evidenza, tutta la discussione sull’istruzione, questione che addirittura è diventata un punto del programma; tra l’altro, quei pochi commenti che ho letto erano anche sfavorevoli alla conclusione posta nel programma del movimento (la mia opinione a riguardo, l’ho espressa in questa sede). A questo punto mi chiedo se davvero c’è una democrazia diretta e partecipata nel movimento, se, nel forum, si portano avanti le discussioni che infine decidono dall’alto e che considerano più idonee rispetto ad altre; questi dubbi non sono l’unica ad averli all’interno del movimento, un’intera discussione, che ha ricevuto molti voti, è stata aperta tra i partecipanti. Sia chiaro però che non voglio screditare il Movimento cinque stelle, anzi ne sono una sostenitrice, ma la chiarezza e l’ordine dovrebbero essere alla base di un’organizzazione politica che si fa forte dei principi della democrazia diretta. Insomma, voglio solo capire se: un nuovo protagonista della scena politica italiana sarà il solito meno peggio da votare o il nuovo peggio?

Non nego che i miei sentimenti siano contrastanti, ho partecipato ai due V-Day, nel mio blog si può notare quanto sostenga il movimento di cui faccio parte, ma “chiediamo” ordine, trasparenza e coerenza, aspetto, quest’ultimo, che in altri campi del movimento stesso, comunque viene già fieramente mantenuto.

I giovani stanno male – compagni di scuola

I ragazzi, nei giorni scorsi, hanno continuato a contestare la riforma Gelmini. Avendo vissuto da vicino le contestazioni studentesche (documentate dalle riprese da me realizzate – vedi canale YouTube), ormai, per adesso, aggiungere altro mi sembra inutile, anche perché la mia opinione del tutto, bene o male, l’ho già espressa in un altro post. Sono solo sempre più consapevole del decadimento della scuola pubblica italiana, ma soprattutto dei tagli realizzati nell’ambito della ricerca. Insomma, l’istruzione e la cultura, in Italia, sono l’ambito tra i più sviliti (il caso di Pompei). Ho un senso di paura e di profonda tristezza nei confronti degli italiani di domani, di quelle che sono le generazioni attuali e gli uomini e le donne del futuro, i cittadini. Rivisitando le parole di Galimberti, questo pensiero è per i giovani perché i giovani stanno male. Il futuro è sempre più incerto, le idee sono più confuse: com’è difficile essere giovani, oggi, soprattutto se sei italiano!

Questa canzone che ho postato è una canzone per noi, per non dimenticare la musica che abbiamo dentro, la voglia di reagire anche vivendo la nostra quotidianità. Questa canzone è per noi che non dobbiamo arrenderci ai tiranni, piccoli o grandi, per noi che vorremmo una vita semplice e più clemente, ma invece…

Omofobia e informazione oltre il 17 maggio

Parlare di omofobia adesso che il 17 maggio è passato sembra quasi fuori luogo o addirittura anacronistico, ma credo invece che affrontare la questione oltre o dopo il 17 maggio sia più importante. Il problema dell’omofobia non inizia e finisce in un giorno solo, ma è sempre costante perchè è costante e reale, e con questo intendo quotidiano, il comportamento omofobico. L’omofobia la si sperimenta ogni giorno, ma soprattutto già in forma latente la si può notare anche nelle persone non dichiaratamente omofobe, non facciamo finta di niente: la maggior parte delle persone ha imbarazzo solamente a parlare di omosessualità, lo si percepisce come un argomento troppo scomodo perchè intimo. Premetto da subito che non credo che certe forme omofobiche derivino da un’omosessualità repressa o almeno non tutte, per spiegare a un convinto eterosessuale che l’affettività omosessuale è un’affettività che ha una base ontologica naturale non serve dire a questo che è un omosessuale represso, anche nel caso dovesse corrispondere a verità, il problema, credo, come molti altri problemi di natura psicologica, sia una questione di natura ontologica e con questo intendo riferirmi al tipo di educazione-formazione che un io vive come essere esistente. L’io, di per sè, nasce con delle tendenze che gli addetti ai lavori definiscono innate, queste nel corso dell’esistenza confluiscono in rapporti ibridativi con il tessuto di relazioni e quindi, per dir così, di impringting che abbiamo come network che, non solo ci circonda, ma di cui siamo parte integrante. La questione è troppo lunga da esplicitare, ma posso ridurre nel considerare che l’essere dell’io si struttura e si ridefinisce continuamente, diremmo, si riassesta a ogni nuovo contatto o a ogni nuova rete di contatti soprattutto quando un’esperienza forte è la causa scatenante di un ridestamento della coscienza. Bene: che cosa c’entra tutto questo con l’omofobia? L’omofobia, come tutte le forme socio-acquisite, nasce da una costruzione o negoziazione della realtà di tipo convenzionale, si è omofobi, anche quando ci disturba parlare di omosessualità, per abitudine culturale, perchè nel raggio d’azione della propria esistenza non è stata problematizzata la questione o, ancor peggio, è stata già indottrinata in forma aprioristica come non questione. La struttura sociale preesistente ha già indicato la direzione su cui l’io deve “guardare”. L’omofobia, quindi, non è una tendenza naturale, bensì una sovrastruttura acquisita dai feedback sociali, una sovrastruttura potentissima e pericolosa per gli esiti violenti. L’aspetto positivo di tutto questo è che, come tutte le sovrastrutture e abitudini culturali, può cambiare, può modificarsi nel tempo perchè non è parte dell’essere definitivo ontologico di una persona o addirittura di un’intera società. L’aspetto negativo è che, come tutte le sovrastrutture e abitudini culturali, è difficile da debellare, in poche parole non in un paio di generazioni sociali si sradica una sovrastruttura fortemente radicata dal fallocentrismo come quella occidentale. I modelli dell’uomo forte, virile, che, come una vecchia pubblicità di un profumo recitava: dell’uomo che non deve chiedere mai, i modelli dell’uomo macho ecc., sono modelli questi che hanno soprattutto violato una realtà dei fatti che è tutt’altra cosa rispetto agli steriotipi tipici. La realtà violata è stata quella affettiva, non nel puro senso dei sentimenti, ma la realtà ontologica dell’affectus in senso letterale, ovvero ciò che ci tocca, la nostra natura ontologica è affettiva e tutte le sovrastrutture imposte come definitive sono una violenza nei confronti dell’essere in favore di ideologie del dover essere. La realtà affettiva della specie umana è così violentata e distorta. Il problema delle società si presenta quando queste sono particolarmente chiuse, di conseguenza, dal punto di vista culturale sono recidive non ai cambiamenti di per sè, ma ancora più in origine alla conoscenza dei fenomeni reali che poi in realtà sono fenomeni sotto gli occhi di tutti. Un esempio fra tutti è l’omosessualità, che vorrei chiamare da adesso omoaffettività, che è sempre esistita, ma gli altri esempi che possiamo citare sono anche l’atteggiamento delle maggioranze sociali che ignorano le conseguenze negative dell’effetto serra: non si pensa perchè è sforzo pensare, perchè è problematizzazione e quindi impegno, le famose abitudini di contrarre abitudini che Bergson aveva benissimo tematizzato.

A questo punto, consapevoli del fenomeno cangiante quali sono le convenzioni sociali, possiamo renderci conto quanto e come lavorare sull’ulteriore cambiamento culturale che è, prima di tutto, educazione alla conoscenza della realtà dei fatti, quindi educazione a vincere la pigrizia intellettuale che spesso si crogiola nell’opinione del senso comune. Un importante rilievo hanno le scuole, la famiglia, la struttura sociale che dovrebbe avere il compito di non abbandonare i cittadini; in proposito, circa un anno fa pubblicai in un forum la relazione dell’ILGA-Europe per la Commissione degli Affari Sociali inerente al suicidio tra i giovani gay, lesbiche, bisessuali e transgender, anche se la relazione e le indagini costituite sono inerenti all’anno 2007 credo che l’impostazione e soprattutto le proposte per affrontare il problema in sè siano ancora molto attuali, possiamo leggere infatti le segnalazioni che effettuai di alcuni passi della relazione:

<< E? stato dimostrato chiaramente che l?incidenza del suicidio tra i giovani LGBT
potrebbe essere ridotta se fossero adottate misure per contrastare l?omofobia, la bifobia, la
transfobia e l?eterosessismo che essi devono affrontare nella società, e se fossero adottate
misure per dare loro supporto.
47. L?Olanda è un Paese che, per almeno tre decenni, ha messo in atto politiche e
programmi educativi a favore delle persone LGBT. Mentre la situazione è ancora lontana
dall?essere perfetta, il confronto tra i risultati del ?Social Exclusion Report? per l?Olanda, con
i risultati di tutti i 37 Paesi, ha reso alcuni risultati informativi:
? Nel caso delle scuole, solo l?8.7% degli intervistati Olandesi ha trovato elementi
discriminatori nel curriculum scolastico rispetto al 42.9% dell?intero sondaggio;
mentre il 39.4% ha subito esperienze di bullismo, rispetto al 53% dell?intero
sondaggio.
? Nel caso delle relazioni familiari, il 31.2% degli Olandesi intervistati ha riportato
esperienze di pregiudizio e/o discriminazione, rispetto al 51.2% dell?intero
sondaggio.
? Anche l?esperienza di discriminazione nella comunità generale è stata più bassa, per il
24.6% degli Olandesi intervistati, rispetto al 37.7% dell?intero sondaggio.

E? stato esaminato un fattore riguardante la depressione, la disperazione e il suicidio
negli adolescenti gay, lesbiche e bisessuali, in comparazione con gli adolescenti eterosessuali.
I risultati hanno suggerito che i fattori ambientali associati con l?orientamento sessuale, che
potrebbero essere raggiunti e cambiati attraverso la prevenzione e gli interventi di
prevenzione, giocano un ruolo principale nella prevenzione dell?angoscia nella popolazione.30
53. Un altro studio ha esaminato quattro fattori protettivi (le connessioni familiari,
l?attenzione dell?insegnante, le attenzioni di altri adulti e la sicurezza scolastica) e la loro
associazione con l?ideazione del suicidio e i tentativi di suicidio tra adolescenti che hanno
avuto esperienze con persone del loro stesso sesso.

Molte indagini hanno documentato l?ostile ambiente sociale con cui loro si
interfacciano ? sia in famiglia, a scuola, nei gruppi di coetanei, nelle istituzioni
religiose, o più ampiamente nella società
? Una ricerca dettagliata ha dimostrato che un ambiente sociale che esclude e denigra i
giovani LGBT è causa per molti di loro di scegliere il suicidio come via di fuga dalla
depressione, dall?isolamento e dalla disperazione
58. Laddove i governi e le autorità per l?istruzione prendano specifiche iniziative per
affrontare l?esclusione e la discriminazione subita dai giovani LGBT, possono essere
raggiunti sostanziali miglioramenti nel loro ambiente sociale.

La chiave per eliminare la tragedia dei suicidi tra i giovani LGBT non è pertanto una
questione di come farlo né di come trovare le risorse, ma una questione di volontà politica:
l?attuazione delle misure proposte potrebbe essere opposta appunto da quei gruppi sociali, da
quelle istituzioni e da quegli individui la cui ostilità verso le persone LGBT contribuisce ad
un ambiente che denigra ed esclude in primo luogo i giovani LGBT.
61. La sensibilizzazione e l?educazione all?azione contro omofobia, bifobia e transfobia,
inclusa la sensibilizzazione sul potenziale costo dell?emarginazione, della denigrazione e della
discriminazione nei confronti dei giovani LGBT, sarà quindi essenziale per avere successo >>.

Consiglio comunque la lettura completa della ricerca.

Per capire qualcosa di più sull’omofobia vi segnalo la lettura tematica di questi siti: ipsico.org, con particolare attenzione alla voce omofobia interiorizzata, ovvero l’autoomofobia dei cittadini gay, lesbiche, transgender e bisessuali.

Interessante anche questo riassunto che presenta in generale una panoramica del mondo omoaffettivo: l’mofobia, la paura degli altri e di noi stessi

Da notare lo scempio omocensura che hanno subito gli anime giapponesi di ispirazione manga, nel sito gay.it  si trova una curiosa vecchia discussione riguardo alla censura che una certa forma d’arte può subire per via di un puritanesimo ipocrita. Personalmente, le forme implicite di omoaffettività dei cartoon anni ’80/’90 non ricordo che mi hanno traumatizzata, confusa o scandalizzata, quando si è bambini quelle forme di sovrastruttura di cui ho argomentato sopra non si hanno e certe cose le si vivono per come sono perchè, semplicemente, sono.

…e per una delucidazione riguardo alla questione dell’omofobia in Europa, qui la Risoluzione del Parlamento Europeo.

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