Il post dell’apocalisse – La rivoluzione di Utena

Questo post è per chi crede che certe “rivoluzioni” si realizzino nei gesti, nelle attività apparentemente più insignificanti. Le vicende umane sono fatte di piccole pieghe di eventi che fanno parte della storia degli uomini. Questo post è per chi crede nel tertium datur, è per chi crede che una sanguinosa guerra può finire perché degli uomini, stanchi dell’assurdità e ormai portati spontaneamente alla reciproca socializzazione, arrivano a realizzare l’insensatezza della battaglia (la guerra delle trincee). Questo post è per chi crede nel proprio quotidiano, senza appartenere a grandi sistemi, ad associazioni dal nome noto, ma logore nell’autoreferenzialità, questo post è per chi vive la sua battaglia più grande  attraverso l’espressione di ciò che lo o la appassiona.  Questo post è per gli spiriti liberi, per i re e le regine nel loro regno dell’Io più autentico. Questo post è per gli adolescenti che non vogliono crescere, per coloro che non vedono l’ora di crescere e per gli adulti che vogliono e hanno bisogno di tornare all’innocenza per guardare ancora il mondo senza la violenze delle categorie, questo post è per i lettori di kultura indipendente.

Di recente, grazie ad un po’ di tempo libero conquistato, ho potuto avvicinarmi al mondo dell’animazione giapponese.  Le scoperte sono state tante. Il luogo comune tipico Occidentale, o almeno italiano, è quello di credere che gli anime (sono così definiti i disegni animati giapponesi) siano tutti per un pubblico di bambini, questo è un errore grossolano, soprattutto è una riduzione che viene magistralmente pilotata dalle emittenti televisive italiane (la Mediaset spesso si è resa protagonista di tale scempio). Molti anime in Italia, infatti, sono stati sottoposti a brutali censure, in particolar modo quelli con riferimenti espliciti alla sessualità e al sesso in generale, tralasciando però, almeno questo, i riferimenti impliciti. Ora, non vuole essere  questo il contesto per avviare un’ampia critica ad una scelta simile, ma possiamo sostenere, quasi banalmente, che censurare ipocritamente certi contenuti è la zappa sul piede di una società ancora repressa che vive certe tematiche come qualcosa di cui vergognarsi. Questa è la società deviata che poi sfocia in un’esplosione di libertà libertina a causa di quella bigotta repressione. La società è culturalmente fallita quando temi importanti, come la sessualità, la mettono in imbarazzo, questa società, così fatta, è si mostra impreparata di fronte alla vita.

Dicevo, appunto, gli anime giapponesi sono vero teatro di un’espressione culturale carica di significati. Spesso il significato è lasciato alla libera interpretazione, ma certe cose sono chiare come sono chiare nella mente dell’autore o l’autrice che li ha creati. I personaggi e le storie sono, quindi, qualcosa che va ben oltre il target del pubblico per bambini. Ho quasi un’idea controcorrente alla visione tipica a cui siamo abituati. I film di Walt Disney  riprendono le favole standard (il principe e la principessa sono i luoghi comuni dell’immaginario dell’abitudine culturale occidentale che racchiude i generi in stereotipi), i giapponesi, invece, hanno un loro “bagaglio” di favole che trasformano spesso in manga (fumetti giapponesi) che poi  riadattano per la TV. Gli anime per la TV, che hanno in genere più successo, vengono riproposti con film di animazione; iter, insomma, simile a quello dei telefilm che riscuotono maggiormente i favori del pubblico.

L’anime: La rivoluzione di Utena, viene considerato di genere Shoujo che letteralmente vuol dire fumetti per ragazze. Col termine Shoujo ci si riferisce a quei fumetti pubblicati in Giappone per un pubblico che va dalle bambine degli ultimi anni dell’infanzia (dai dieci anni in su) sino alla fine dell’adolescenza (intorno alla maggiore età). La stessa definizione vale per gli shoujo anime con riferimento, appunto, agli anime indirizzati allo stesso target. Tra i target definiti dalla produzione giapponese ci sono anche i doujinshi (i miei preferiti, perché sono produzioni dei fans, degli utenti e sono spesso fonte di ispirazione di fanfiction). I doujinshi, sono riviste giapponesi pubblicate in proprio. Il loro contenuto è generalmente collegato al mondo di anime e manga, ma esistono anche molte doujinshi su videogiochi o telefilm (non necessariamente giapponesi). La maggior parte delle doujinshi contengono brevi fumetti, cui seguono storie in prosa, illustrazioni e articoli. Le dōjinshi sono realizzate quasi unicamente da amatori, ma anche alcuni artisti professionisti vi partecipano come mezzo per pubblicare materiale al di fuori dei normali canali dell’industria editoriale. La maggioranza delle doujinshi ripropone personaggi di titoli noti, vecchi e nuovi, specie nell’animazione (dai Cavalieri dello Zodiaco sino a Inuyasha), reinterpretati in chiave umoristica, drammatica o alla ricerca di risvolti inediti nei rapporti dei personaggi. Si tratta di brevi fumetti autoconclusivi chiamati aniparo (contrazione di anime parody). Queste pubblicazioni avvengono sempre in bassa tiratura, per evitare eventuali dispute legali dovute al copyright. (MIO)  Una delle ragioni per cui i dōjinshi hanno la possibilità di esistere e di creare un mercato, se pur ridotto, è che spesso gli autori, fumettisti ecc.  amatoriali, possono essere individuati dalle case editrici dei manga, insomma, è un circuito dove l’editoria chiude un occhio perché ciò fa bene all’editoria stessa in quanto il fenomeno è ricettacolo di nuovi talenti da scoprire. Vi propongo il link di cui mi sono servita per riportare alcune informazioni e da cui potreste eseguire ulteriori approfondimenti: Definizioni e chiarimenti dei generi anime & manga.

Ora, recensire un anime come La rivoluzione di Utena significa quasi giocare d’azzardo, soprattutto perché nel mare del web ci sono già ottime recensioni (di cui sopra) e si rischia di ripetersi o addirittura di fare uno spoiler. Non voglio scrivere la trama. Il mio vuole essere un tentativo di invitare a vedere tutta la serie anime di 39 episodi e di conseguenza anche il film: La rivoluzione di Utena, che esattamente è: Utena la fillette révolutionnaire (Utena la ragazza rivoluzionaria) è un lavoro nato a metà degli anni ’90, esattamente nel ’96, per concludersi definitivamente nel ’99 (anche se molti fan sperano ancora in un seguito). Il gruppo che ha lavorato al lungo progetto multimediale è il Be-Papas fondato dal regista, produttore, soggettista: Kunihiko Ikuhara, colui che ha collaborato ampiamente a buona parte del progetto noto come: Sailor Moon (non è un caso che, a mio avviso, Utena sembra quasi la trasposizione, ovviamente originale e, quindi, diversa, della terza serie di Sailor Moon, non fosse altro per i soggetti) e dalla fumettista, illustratrice e soggettista: Saito Chino. Il progetto Utena, in alcune recensioni, viene considerato una strategia di marketing montata a dovere  a causa delle uscite dei singoli prodotti come: il manga, l’anime, il film e il secondo monovolume manga, ognuno l’uno complementare all’altro, per poi essere seguiti con una rappresentazione teatrale e un videogames, il tutto racchiuso in un .hack (una linea di prodotti multimediali, differenziati, basati su un’unica trama comune). Insomma, ammettiamo che se la sono studiata bene! ma va constatato che questo non ha minimamente compromesso il risultato, e sostengo ciò non perché ha avuto successo, ma perché è qualitativamente un bel lavoro, al punto da essere considerato in Giappone un cult. Il regista, con questo progetto, ha dato sfogo a quello che voleva esprimere e che non ha potuto fare con il progetto Sailor Moon.

Generalmente non mi sono mai interessata più di tanto ad un anime, ma ammetto che questo mi ha colpita per la sua complessità, per i significati simbolici, ad esempio le auto che permettono sia l’entrata che l’uscita dal confine del mondo (episodi e film), le metafore utilizzate e soprattutto, credo,  sia la prima volta che un anime tratti così chiaramente tematiche come gli abusi sessuali e l’incesto, senza però farlo pesare. L’intero anime (sia gli episodi che il film) per quanto sia criptico, è una metafora del passaggio dall’infanzia all’adolescenza e dall’adolescenza all’età adulta, ma con l’importante riacquisizione della purezza originaria; è la maturità che si fa consapevolmente autentica, il sogno non è utopia, il cambiamento è energia reale guidata dal desiderio, dalla volontà che si fa concreta (non è un caso il fatto che sia del genere Shoujo). La metafora passa attraverso l’intera vicenda del sigillo della rosa e tutto quello che gira intorno ad esso: la sposa della rosa, i “duellanti”, i personaggi affascinanti ed enigmatici, le loro storie e i loro problemi o anche le loro gabbie che impediscono l’uscita dal contesto in cui è ambientato tutto l’anime (l’istituto Ohtori). Il guscio dell’uovo da cui il pulcino si deve liberare ritorna continuamente in ogni puntata. La vera rivoluzione che cambia il mondo è l’evoluzione del pulcino che si apre al mondo, che esce dal suo guscio ancora “legato all’infanzia” con tutti gli aspetti che gli impediscono la maturità dell’età adulta, anche per questo il film autoconclusivo si chiama infatti: Apocalisse adolescenziale. La vita nell’istituto sembra ripetitiva e monotona, come ripetitivi e monotoni sono gli studenti che fanno da sfondo ai personaggi principali. L’ultimo episodio è significativo, anche se effettivamente tutto l’anime lo è, in quanto i personaggi, amici della protagonista (mai veramente ostili), cambiano il soggetto a cui rivolgere le proprie attenzioni, ma con le stesse modalità, infatti queste modalità sono il simbolo di una maturità non ancora raggiunta, per questo la rivoluzione è di Utena e di nessun altro o solo della cooprotagonista (Anthy Himemiya) “invitata” ad uscire dal guscio della sofferenza del ruolo che le è stato relegato nel suo mondo, mondo in cui si trova a vivere con la coscienza ottundata (richiamo alla condizione adolescenziale). L’anime è anche squisitamente divertente, ma sempre carico di significati. Non mancano, tra l’altro, i riferimenti critici all’omologazione culturale degli adolescenti. Insomma, il mio obiettivo, ripeto, è quello di invitare a vedere  tutti gli episodi presenti sia su YouTube che nei siti di streaming e successivamente il film. Dal canale YouTube di oOIrenechanoO si può seguire tutta la serie. Quest’anime merita per l’intensità dei significati che fa trapelare, significati di cui necessitano non solo gli adolescenti, ma anche i neo adulti, gli adulti della fine degli anni ’90, ma anche quelli di oggi, causa per cui, a quanto pare, La rivoluzione di  Utena rimane ancora un’opera perennemente attuale e che avrà sempre qualcosa da dire ad ogni generazione.

Trailer film: Apocalisse adolescenziale

Anthy e Utena

La rivoluzione di Utena

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6 Risposte

  1. Complimenti per l’articolo è molto dettagliato e appassiona leggerlo.
    Io sono un amante di anime e manga e le ritengo entrambe piccole opere d’arte. Ora, Utena è nella mia lista già da un pò…non ho ancora avuto occasione di vederlo perchè ho dato la precedenza ad altri anime ma di sicuro,per come ne hai parlato tu, una persona è ancora più invogliata a scoprire di cosa si tratta!
    Un ottimo lavoro!

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  2. Complimenti per la chiarezza e grazie per il suggerimento.
    Non perderò occasione per cercarlo e guardarlo (in streaming ovviamente) 🙂

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  3. Grazie ragazze!

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  4. Dove lo trovo il film?

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  5. Ciao, hai fatto questa richiesta in un periodo particolare, dopo il sequestro di megavideo da parte dell’FBI, avvenuto a gennaio/febbraio 2012, è davvero difficile reperire film in streaming. Dopo un po’ di ricerca sono riuscita comunque a trovarlo, eccoti il link:
    http://www.veoh.com/watch/v14741005fJGAErNG

    buona visione!

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  6. L’ha ribloggato su giramablog.

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