Sulla morte-suicidio-eutanasia (dal caso Eluana)

Nel gruppo che ho creato su facebook: CREDENTI UNIVERSALI, ovvero chi si sente credente in Dio senza però condividere gli estremismi della chiesa, ho aperto una piccola discussuione dal nome << Il cuore di Eluana >> con una osservazione che riporto qui:

Da credente non so se sia giusto mettere fine alla vita terrena di Eluana, la questione è complessa anche dal punto di vista teologico, ma da cittadina so bene che l’ingerenza del vaticano sia nella magistratura sia nello Stato (per ragioni di interesse politico) è un’offesa ai cittadini, allo Stato e, paradossalmente, a Dio. Dio ha amoto l’uomo fino al punto da lasciargli la triste libertà di ignorarLo, di non riconoscerlo: non lasciare la libertà di scelta all’uomo è un’offesa alla libertà lasciata da Dio all’uomo.

Questo breve commento è più o meno la sintesi di un mio pensiero condiviso con la riflessione del folosofo inglese Hume che affrontò la questione del suicidio dal punto di vista religioso. Con Eluana la questione è l’eutanasia che, però, non vedo discostarsi molto dal suicidio, anche se per l’eutanasia non si parla di una morte cercata, al momento, dal soggetto in questione. Vi voglio riportare un brano provocatorio di Hume che può essere accettato da un punto di vista laico, ma completato paradossalmente dal punto di vista religioso:

Che cosa significa dunque l’opinione che un uomo, il quale, stanco della vita e perseguitato dai dolori e dalle miserie, vinca coraggiosamente i terrori naturali della morte ed esca da questa scena crudele; che tale uomo, dico, incorra nell’indignazione del Creatore per aver violato l’opera della provvidenza e turbato l’ordine dell’universo? Affermare questo è affermare il falso; la vita degli uomini è soggetta alle stesse leggi cui è soggetta la vita di tutti gli altri animali; e tutte queste esistenze sono soggette alle leggi generali della natura e del moto.[…] Per l’universo la vita di un uomo non è più importante di quella di un’ostrica. E se anche fosse molto importante, l’ordine della natura umana l’ha sottoposta alla prudenza umana, e ci costringe a prendere decisioni in ogni circostanza.

(D. Hume, Sul suicidio, in Opere, a cura di E. Lecaldano, Laterza, Roma-Bari, 1987, vol. III, p. 588-590)

Chi è di fede cristiana sa bene che davanti a Dio nulla è perduto, nemmeno un capello. Ora, quel che mi stupisce è l’accanimento della chiesa, al di là della sua inopportuna ingerenza nelle questioni di Stato, portato verso una difesa estrema della vita terrena. Noi che crediamo nella sopravvivenza dello spirito-coscienza rispetto al corpo non comprendiamo l’atteggiamento di attaccamento a questo che sta avendo il vaticano. I morti a noi cari per noi sono ancora vivi, non sono scomparsi, solo che la vita si è trasformata in un’altra forma, la forma che solo il Cristo della Resurrezione conosce il mistero. Ci chiediamo se questo atteggiamento ecclesiastico non sia anticristiano di principio. La ragione di questa domanda è nel fatto che siamo consapevoli che lo spirito ha più importanza della vita materiale, oltre al fatto che la morte terrena è parte del gioco della vita. Se mi si dovesse controbattere sul fatto che è Dio a disporre della vita e della morte, per contro sosterrei, come Hume, che anche la morte causata è parte della possibilità consapevole di Dio che registra un evento. Il cristiano sa bene che Dio e il rapporto che si instaura con Egli è una rapporto di fede terrena: Dio non è chissà dove e soprattutto non ci manovra come burattini, ma è qua, nell’immanente vita terrena che registra e segue ogni passo di ogni libera scelta di un individuo. Il Dio cristiano è in antitesi col mondano.

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Una Risposta

  1. […] questi due giorni dall’ultimo articolo scritto, non ho potuto fare a meno di riflettere ulteriormente del caso Eluana Englaro. Ho sostenuto, […]

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