La festa del respiro e aggiornamenti

Su facebook sta girando la voce per un cicloevento che serve a testimoniare che noi, cittadini baresi, vogliamo sempre più piste ciclabili a Bari. L’evento è simbolico, ma deciso nel suo gesto. C’è chi si è lamentato della pista di viale unità d’Italia, ovviamente gli automobilisti, e vorrebbe farla togliere con buona pace dei ciclisti urbani che stanno lentamente aumentando nella nostra città. Vi riporto il comunicato:

VARIAZIONE DI PROGRAMMA nuovo comunicato

LA FESTA DEL RESPIRO si terrà


domenica 8 febbraio 2009
Ora: 11.00 – 12.00
Luogo: PISTA CICLABILE con partenza lato Largo 2 Giugno
Indirizzo: VIALE UNITA’ D’ITALIA
Città/Paese: Bari, Italy

In questo modo avremo il tempo di crescere ulteriormente come gruppo (235 iscritti in due giorni non sono pochi, ma possiamo fare di meglio, quindi diffondete il verbo!).  Scusate se abbiamo avvisato con un po’ di ritardo… non lo faremo più, promesso!  Accorrete numerosi e  portate con voi chiunque sappia andare su una bicicletta, anche se con le rotelline ai lati!”

SOLO PER DIMOSTRARE CHE “LORO” SONO UNA MINORANZA , CI CONTIAMO CON LE NOSTRE BICI?
SIETE DACCORDO ?
SE SI SCRIVETE UN MESSAGGIO ALL’AMMINISTRATORE DEL GRUPPO
OVVIAMENTE E’ UNA FESTA DEL RESPIRO
AL CANTO DI UN’ORA SOLA …..TI VORREI….
VIALE UNTA’ D’ITALIA ANGOLO PARCO 2 GIUGNO”
UN’ORA SOLA … TI VORREI….

SE RIUSCIAMO A RENDERE NUMEROSA LA PARTECIPAZIONE ALL’EVENTO DAREMMO UNA RISPOSTA CHIARA AGLI OPPOSIRORI DELLA PISTA
MA SOPRATUTTO SE LO RITENETE SPOSTIAMO LA DATA PER ORGANIZZARLA AL MEGLIO E MAGARI CON UN BEL GIRO DI MAIL ALLA STAMPA, CHE NE DITE?

Festa del respiro su bloggolandia

Comunicato di Beppe Morelli:

CARISSIME E CARISSIMI SONO LIETO DI POTERVI ANNUNCIARE CHE ABBIAMO SUPERATO IL GRUPPO DEGLI OPPOSITORI ALLE PISTE CICLABILI!
A QUESTO PUNTO NON RESTA ALTRO ,A QUESTA MAGGIORANZA SILENZIOSA, DI DIMOSTRARLO CON L’APPUNTAMENTO DI DOMENICA 8  FEBBRAIO ALLE 11:00 CON O SENZA  BICI ALLA

1^ FESTA  DEL RESPIRO.

DIMOSTRIAMO CHE UNA MOBILITA’ SOSTENIBILE E’ POSSIBILE ANCHE A BARI !
INCORAGGIAMO GLI AMMINISTARTORI A CONTINUARE E A FARE DI PIU’!
UN’ORA SOLA ….. TI VORREI …

BEPPE

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Quando la disinformazione volontariamente omofobica incide subdolamente l’opinione pubblica

Vi riporto in questo post un esempio di come si fa disinformazione e soprattutto come, subdolamente, si incrementa l’omofobia condizionando l’opinione pubblica.

E’ qui riportato l’articolo scritto sulla gazzetta del mezzogiorno da Ruggero Cristallo e la risposta del presidente del comitato AarcigayBari Enrico Fusco.

 

ARTICOLO:

Avvocato omosessuale attirato in trappola e rapinato
Da un contatto nato su internet l’appuntamento in campagna a Bisceglie
RUGGERO CRISTALLO

• Il brivido dell’avventura, questa volta, gli è costato davvero caro. È stato rapinato, insultato e lasciato, in preda al panico, nelle campagne che s’affacciano sulla statale 16, in direzione nord, poco prima di Bisceglie.
Il protagonista della storia è un avvocato barese di 35 anni: è omosessuale, ma non sembri un particolare inutile. Spiega, piuttosto, perché l’uomo si è trovato al centro della brutta vicenda.
Ebbene, l’avvocato, a cavallo delle feste natalizie, contatta un altro uomo in una chat riservata proprio agli omosessuali. I due si scambiano messaggi e parlano per giorni usufruendo delle possibilità che offre la rete internet. Si piacciono e decidono di incontrarsi, anche perché, nella chat riservata al mondo «omo», è possibile incontrarsi anche in base alle attitudini omosessuali. Tralasciando altri particolari, si può dire che l’avvocato fosse la parte «femminile» della coppia.
Il primo incontro avviene, pare con reciproca soddisfazione, qualche giorno fa. Tra i due uomini nasce una intesa. Gli scambi sulla rete web continuano, con l’obiettivo di replicare l’in – contro. I due così decidono di darsi un nuovo appuntamento: l’avvocato propone di vedersi in un appartamento, l’amico, invece, insiste perché l’incontro si faccia nello stesso luogo del primo, nelle campagne vicine alla statale 16 bis.
Il legale barese accetta, si mette in viaggio e raggiunge il posto concordato. Dell’amico, però, nessuna traccia.
Ci sono, invece, due altri uomini ad aspettarlo, con tutt’altra intenzione. L’avvocato, sotto la minaccia di un taglierino, è costretto a consegnare tutto quello che aveva con sè: cento euro, un telefonino cellulare, il bancomat, la carta di credito e il navigatore satellitare Tom Tom che aveva posizionato sul cruscotto dell’auto. Per dare maggiore forza all’azione criminale, i rapinatori lo feriscono a una mano, con il taglierino. L’avventura si conclude in ospedale, poi in questura: prima i due punti di sutura, poi la denuncia. Dei rapinatori e dell’amico dell’avvocato, per ora, nessuna traccia.

 

RISPOSTA:

 

Gentile Direttore,
ho letto con sdegno e stupore l’articolo pubblicato oggi dalla Gazzetta di Bari, a pagina 5, sull’omosessuale rapinato nelle campagne di Bisceglie, a firma Ruggero Cristallo.

Mi ha colpito il linguaggio usato dal cronista, frasi ed allusioni frutto di probabile furore narrativo.
Secondo l’autore del pezzo, l’avvocato barese vittima dell’atto criminoso, si sarebbe trovato “al centro della brutta vicenda” perché omosessuale e frequentatore di chat.
“Si piacciono e decidono di incontrarsi anche perché nella chat riservata al mondo <<omo>> è possibile incontrarsi anche in base alle attitudini omosessuali. Tralasciando i particolari, si può dire che l’avvocato fossa la parte “femminile” della coppia”.
E quale sarebbe la parte femminile della coppia? Quella passiva, forse? Non è dato sapere cosa aggiunga questo dettaglio al testo pubblicato.
Altra domanda: quali sono le attitudini omosessuali cui il cronista fa riferimento? E ancora: la stessa terribile avventura sarebbe stata possibile con un incontro organizzato attraverso una chat riservata al mondo “etero”?

Le parole sono come macigni e lasciano il segno. E i mezzi di comunicazione hanno la grande responsabilità di veicolare non solo notizie, ma anche immagini, visioni che appaiono al lettore. Questa non vuole essere una lezioncina sul politicamente corretto. Ma da voi, dai giornali e dai mezzi di comunicazione, passa il riconoscimento sociale dell’omosessualtà. Dal racconto della dignità e delle verità delle nostre vite filtra un messaggio, dal quale può dipendere la qualità della vita di milioni di persone omosessuali. Fino a non molti anni fa, su tv e giornali, la parola pederasta era equivalente ad omosessuale: l’omosessualità arrivava in cronaca nera ed era confinata nell’area del “torbido” della “devianza”, del “vizio”. E questo serviva per marcare la distanza tra ciò che è bene e ciò che è male. Oggi non è più così, salvo casi – come quello cui mi riferisco – dove cronisti pescano nel proprio repertorio “antico” e danno una immagine stereotipata dell’omosessualità, senza pensare alle conseguenze del loro operato.

La Gazzetta ha dimostrato negli ultimi anni una grande attenzione ai problemi delle persone omo e transessuali e l’articolo del sig. Cristallo esce dal solco tracciato, tornando a raccontare l’omosessualità con accenti su dettagli pruriginosi, anche se solo accennati, che sono fuorvianti e pericolosi, per la realizzazione di una società inclusiva dove tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale, abbiano diritto di cittadinanza.

Enrico Fusco
Presidente Comitato Prov. Arcigay Bari “Liberi di Essere”

Il post baratto: l’uomo del riuso e il piacere di reinventare

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Con questa bici del 1930 il signor Giuseppe Bove vive e lavora. In una piacevole conversazione mi ha parlato un po’ di sè. Vive con quello che riesce a ricavare dalla riparazione degli elettrodomestici, si definisce la vera concorrenza all’AMIU, per lui non si butta nulla perchè tutto può essere davvero riciclato. La sua esposizione di oggetti al mercatino è davvero qualcosa di incredibile, aveva persino una moca senza quella parte che serve per l’uscita del caffè, all’interno di questa ci ha messo la sorpresina: un uovo sodo. Il signor Giuseppe, se non ho capito male, vive in una specie di mansarda con quel poco di pensione minima che riceve, arrotondata, come ho già scritto, da quel che riesce a ricavare dalle riparazioni. Secondo la sua visione di vita da ogni oggetto si può ricavare qualcosa da riutilizzare, addirittura aveva residui di argento, oro e rame che derivano da alcune parti di elettrodomestici su cui lavora. Da questi ricavati fa spesso decorazioni, insomma il suo è un reinventare le cose dando loro nuova vita.

Il sgnor Giuseppe è un uomo distinto e ben educato, disponibile alla conversazione e interessante. Anche per questo vi invito a venire al mercatino del baratto ogni ultima domenica del mese al parco 2 giugno presso la ludoteca; forse una chiacchiera in più con persone straordinarie come lui vi può rendere piacevole un momento della mattinata.

Non so come spiegare il senso compiaciuto che provo da ieri. Il poster dell’uomo di Leonardo l’ho barattato per un mio porta lettere in legno che mi fu regalato da un mio ex. Fino a pochi giorni fa, questo porta lettere, era costantemente oggetto d’arredo della mia scrivania, ma ultimamente ho deciso di fare “un po’ di pulizia”. Un pezzo della mia storia personale l’ho ceduto ad un amico che non mi ha dato solo il poster, ma gentilmente anche uno zainetto adatto per  la spiaggia (pensate ha ancora quel profumo tipico della sabbia). Il mio amico “viaggiatore” ha la fissazione come me degli zaini, veri oggetti di culto, questi racchiudono la storia di un’idea, di un progetto, di una speranza e soprattutto di una voglia di andare. Senza desiderio e passioni non si spicca mai il volo! E, incredibilmente, al baratta pensieri di un’altra amica ho pescato questa frase:

Le passioni sono i soli oratori che persuadono sempre: il più semplice degli uomini che nutra una passione è più convincente del più eloquente che ne sia privo.

La Rochefouculd

Incontro con Piero Ricca, proiezione del film Saturno contro, incontro con lo psichiatra Alessandro Catucci e Mercatino del Baratto

 

Giovedì 22 Gennaio 2009 dalle ore 18:00 la sezione barese di Per il Bene Comune, il Meetup Amici di Beppe Grillo di Bari/2 e QuiBariLibera presentano Alza la Testa, incontro con Piero Ricca e i Ragazzi di Qui Milano Libera (http://http://www.pieroricca.org/) nel quale verrà presentato l’ultimo libro del giornalista e blogger italiano: Alza la Testa! i potenti italiani contestati da un gruppo di cittadini informati edito da Chiarelettere. L’incontro si terrà presso la Facoltà di Scienze Politiche Aula 2 Bari.

Sempre giovedì 22 gennaio 2009 a Bari proiezione del film Saturno contro alle h 20:30. Organizzato dal comitato provinciale ArcigayBari (www.arcigaybari.it). Film di Ferzan Ozpetek del 2007 centrato sulla separazione, sia nell’amicizia che nell’amore, e la difficoltà ad accettarla. La proiezione si terrà presso la sede ArcigayBari in via Zara 15.

Domenica 25 gennaio 2009 dalle 10:00 alle 13:00 a Bari Mercatino del Baratto. Nulla si distrugge, nulla si butta, nulla si compra, ma tutto si scambia. Si terrà presso la ludoteca del Parco 2 giugno. Progetto Parchi Aperti con circoscrizione Carrassi – S. Pasquale, promosso dal gruppo di lavoro Consumo Critico (adirt).

In aggiunta: “Il baratto nella società neomediale”
venerdì 23 gennaio ore 17,30 in sede adirt
Collegandosi ai significati economici e antropologici di baratto (dono, scambio) il dr Alessandro Catucci, psichiatra del Policlinico di Bari, parlerà delle matrici “mediali” che ne sono alla base: il linguaggio e l’oralità primaria. Ne delineerà il successivo passaggio attraverso l’introduzione della scrittura e della stampa, nel solco indicato da H. Marshall McLuhan, fino alla TV, computer e cellulare.

Al ritorno dalla Valle degli Elfi …in attesa del treno (le stragi e le guerre)

http://www.vitobarone.it/altamura/altastor.htm (qui il sito da dove è tratta l’immagine)

Nella mia lunga attesa, al ritorno dalla valle degli elfi, noto, all’interno della sala d’aspetto, la lapide in memoria delle << vittime del terrorismo fascista >> del 2 agosto 1980. Per terra c’è una specie di transenna che lascia spazio ad una parte del pavimento che sembra appositamente ristrutturato, lascia l’idea di una voragine, al suo centro vi è deposta una rosa che mi dà una profonda malinconia mista a tristezza per le vittime elencate sulla lapide, vittime, in fondo, delle ideologie idiote, che siano di destra o di sinistra o di qualsiasi altra bandiera: ci sono cose che, sinceramente, non riesco a mandare giù. Non ricordo in quale documentario si ricordava che le guerre, di ogni specie, la più grande violenza effettiva che queste comportano è che annullano le individualità. Gli uomini, i singoli uomini, con le loro storie, con i loro vissuti ed emozioni vengono annullati; nelle guerre queste differenze non contano più, non solo quando provocano la morte, ma anche nel dolore che lasciano ai sopravvissuti. In fondo ci si sforza di ricordare collettivamente nelle commemorazioni, ma risulta sempre l’atro che non ci appartiene come essere che ci tocca, come individualità.

Le stragi, come le guerre, sono la più grande e la più violenta forma di omologazione!

Bologna 17 agosto 2008  h 19:50

Al ritorno dalla valle degli Elfi

Vi chiedo di non rendere questo post fonte di scandalo per voi, sia per un tratto che ho scritto sia per come è stato scritto tutto il post. Raccontando questa avventura elfica ho deciso che sarebbe uscita la parte più vera di me, perchè, semplicemente, certe esperienze come questa sono incisive per la personalità e mettono a nudo certi modi di essere più autentici contro formali ipocrisie. Questa esperienza, come mi ricordava sempre Attilio, è come uno specchio, ti mette a nudo e ti dà la possibilità di guardarti dentro, effettvamente spetta poi a noi su come, quanto e quando far fruttare la stessa. Nel tempo, ovviamente, certi momenti dell’esperienza elfica, e il racconto di esperienze che sto vivendo attualemente, mi ritorneranno in mente durante la vita, è più che naturale, la memoria funziona per rievocazione e somiglianze e certe cose, apparentemente lontane, possono far rivivere e approfondire quel che si è già vissuto. Amici mi hanno detto che non ho raccontato le cose più belle di questa esperienza, ma non posso o non riesco a raccontare quel che le emozioni provano, quello che le sensazioni risvegliano. Vi dico solo, amici miei: non abbiate paura del nuovo, vivete!

Vi scrivo adesso dopo un bel po’ di tempo. Sono al ritorno dalla valle degli Elfi nella sala di attesa della stazione di Bologna, ho lo zaino molto pesante e, per come sono conciata, sono d’aspetto pari al barbone che mi è seduto di fronte; ho il treno espresso diretto per Bari alle 23:15 e adesso invece sono ancora le 18:20. Un caffè e un cornetto dal nome nutelloso mi hanno fatto passare un’oretta qui in stazione, per il resto è ancora da vedere, deve ancora arrivare. Posso dirvi che sono distrutta, ma piena e felice per questa esperienza. Non nascondo la malinconia che provo, l’aver lasciato gli amici del villaggio Aldaia, non ho avuto, purtroppo, la possibilità di salutare tutti, alcuni mancavano quando io e Attilio siamo dovuti scendere a Piccolo Burrone per la festa della luna. E’ un momento difficile per me adesso, tra la stanchezza, la sporcizia che ho addosso e il dolore addominale che mi è venuto, sarà stato il brusco sbalzo alimentare in quanto, nell’ecovillaggio, ho mangiato prevalentemente alimenti autoprodotti. Adesso so solo che vedo le cose in modo diverso, in un’altra occasione, forse, mi sarei seduta lontana dal barbone come hanno fatto tutti i presenti nella sala d’attesa della stazione, invece, istintivamente, senza riflettere, mi è venuto di sedermi esattamente di fronte al barbone (non accanto, ho l’impressione di disturbarlo); lo sento vicino a me, lo vedo come uno di quei viandanti che il villaggio elfico ospitava, anche solo per una notte.

Piccola pausa: scarica di dissenteria… forse sbalzo d’aria (condizionatore nella sala d’attesa), o di alimentazione, o di visione di vita, non lo so fate voi, una ragione deve pur esserci.

Dunque, dicevo… quel barbone è quel genere di persona che passava dall’ecovillaggio Aldaia e si trovava a raccontare la sua storia, la sua vita, raccontare anche storie che vanno dal divertenti alle assurde, insomma uno dei personaggi di una sera che concedevano un pezzo della loro vita narrata. Adesso mi sento più vicina a loro , ai viandanti stanchi , mi sento anch’io un po’ senza tetto, un po’ straniera in questa triste frenesia dei viaggiatori dai vestiti comodi, ma sempre belli.

Quella casa aperta al mondo, quella comunità che accoglie il nuovo con ovvia naturalezza… all’improvviso ricordo quando abbiamo fatto il pane, il pane elfico dal grande forno a legna, tutto questo lo ricordo mentre due ragazzi americani seduti di fronte, ma di spalle a me (posizione dovuta dal nuovo posto derivato dalla pausa) che, conversando, bivaccano mangiando cibo del McDonald.

Ciò che mi è intorno lo sento così lontano da me, così distante, al punto da sentire me stessa così sporca e imbruttita dalla stanchezza.

Bologna 17 agosto 2008

Provare vergogna per questa chiesa che “non è” universale

Noi, omosessuali e credenti, proviamo vergogna per questa Chiesa

da micromega on-line

Quando le immagini degli omosessuali che il regime iraniano ha condannato a morte hanno fatto il giro del mondo abbiamo atteso che la Santa Sede dicesse qualche cosa per difendere la vita di questi giovani che venivano impiccati solo perché erano omosessuali. Abbiamo atteso, ma la diplomazia vaticana ha osservato un assordante silenzio.

Adesso che i Paesi europei hanno presentato alle Nazioni Unite una mozione in cui si raccomanda agli Stati membri di depenalizzare l’omosessualità ci saremmo attesi, da parte della Santa, Sede parole di incoraggiamento e di sostegno. Abbiamo invece letto le dichiarazioni del rappresentante del papa presso le Nazioni Unite in cui si sostiene che una tale mozione è da rifiutare perché porterebbe, prima o poi, al riconoscimento delle unioni omosessuali. Ha detto in sostanza monsignor Migliore che: o si sta con i paesi che, come la Francia e come la Spagna, hanno fatto del rispetto della persona umana e della sua integrità fisica e psicologica il paradigma di riferimento delle loro politiche; o si sta con i paesi che, come l’Iran e l’Arabia Saudita, ancora puniscono con la pena di morte le persone che hanno rapporti omosessuali. E dopo aver diviso il mondo in due parti ha dichiarato che il Vaticano, dovendo scegliere tra le democrazie europee e le teocrazie mediorientali, sceglie queste ultime.

Noi ci sentiamo Europei e siamo orgogliosi di esserlo.

Ci sentiamo omosessuali e siamo contenti di essere così.

Ci sentiamo credenti e, pur ringraziando Dio per il dono della Fede, proviamo vergogna per questa Chiesa che confonde il suo potere teocratico con il messaggio del Vangelo e uccide la speranza di tante donne e di tanti uomini a cui il Signore l’ha mandata.

Chiediamo allo Spirito Santo di illuminare le menti dei vertici vaticani, ormai ottenebrate dalla paura e ricordiamo al papa e ai suoi collaboratori che un giorno anche loro dovranno rendere conto al Signore delle tante parole sbagliate che hanno pronunciato quando hanno parlato di omosessualità.

La redenzione vaticana dei preti gay

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