Quando la disinformazione volontariamente omofobica incide subdolamente l’opinione pubblica

Vi riporto in questo post un esempio di come si fa disinformazione e soprattutto come, subdolamente, si incrementa l’omofobia condizionando l’opinione pubblica.

E’ qui riportato l’articolo scritto sulla gazzetta del mezzogiorno da Ruggero Cristallo e la risposta del presidente del comitato AarcigayBari Enrico Fusco.

 

ARTICOLO:

Avvocato omosessuale attirato in trappola e rapinato
Da un contatto nato su internet l’appuntamento in campagna a Bisceglie
RUGGERO CRISTALLO

• Il brivido dell’avventura, questa volta, gli è costato davvero caro. È stato rapinato, insultato e lasciato, in preda al panico, nelle campagne che s’affacciano sulla statale 16, in direzione nord, poco prima di Bisceglie.
Il protagonista della storia è un avvocato barese di 35 anni: è omosessuale, ma non sembri un particolare inutile. Spiega, piuttosto, perché l’uomo si è trovato al centro della brutta vicenda.
Ebbene, l’avvocato, a cavallo delle feste natalizie, contatta un altro uomo in una chat riservata proprio agli omosessuali. I due si scambiano messaggi e parlano per giorni usufruendo delle possibilità che offre la rete internet. Si piacciono e decidono di incontrarsi, anche perché, nella chat riservata al mondo «omo», è possibile incontrarsi anche in base alle attitudini omosessuali. Tralasciando altri particolari, si può dire che l’avvocato fosse la parte «femminile» della coppia.
Il primo incontro avviene, pare con reciproca soddisfazione, qualche giorno fa. Tra i due uomini nasce una intesa. Gli scambi sulla rete web continuano, con l’obiettivo di replicare l’in – contro. I due così decidono di darsi un nuovo appuntamento: l’avvocato propone di vedersi in un appartamento, l’amico, invece, insiste perché l’incontro si faccia nello stesso luogo del primo, nelle campagne vicine alla statale 16 bis.
Il legale barese accetta, si mette in viaggio e raggiunge il posto concordato. Dell’amico, però, nessuna traccia.
Ci sono, invece, due altri uomini ad aspettarlo, con tutt’altra intenzione. L’avvocato, sotto la minaccia di un taglierino, è costretto a consegnare tutto quello che aveva con sè: cento euro, un telefonino cellulare, il bancomat, la carta di credito e il navigatore satellitare Tom Tom che aveva posizionato sul cruscotto dell’auto. Per dare maggiore forza all’azione criminale, i rapinatori lo feriscono a una mano, con il taglierino. L’avventura si conclude in ospedale, poi in questura: prima i due punti di sutura, poi la denuncia. Dei rapinatori e dell’amico dell’avvocato, per ora, nessuna traccia.

 

RISPOSTA:

 

Gentile Direttore,
ho letto con sdegno e stupore l’articolo pubblicato oggi dalla Gazzetta di Bari, a pagina 5, sull’omosessuale rapinato nelle campagne di Bisceglie, a firma Ruggero Cristallo.

Mi ha colpito il linguaggio usato dal cronista, frasi ed allusioni frutto di probabile furore narrativo.
Secondo l’autore del pezzo, l’avvocato barese vittima dell’atto criminoso, si sarebbe trovato “al centro della brutta vicenda” perché omosessuale e frequentatore di chat.
“Si piacciono e decidono di incontrarsi anche perché nella chat riservata al mondo <<omo>> è possibile incontrarsi anche in base alle attitudini omosessuali. Tralasciando i particolari, si può dire che l’avvocato fossa la parte “femminile” della coppia”.
E quale sarebbe la parte femminile della coppia? Quella passiva, forse? Non è dato sapere cosa aggiunga questo dettaglio al testo pubblicato.
Altra domanda: quali sono le attitudini omosessuali cui il cronista fa riferimento? E ancora: la stessa terribile avventura sarebbe stata possibile con un incontro organizzato attraverso una chat riservata al mondo “etero”?

Le parole sono come macigni e lasciano il segno. E i mezzi di comunicazione hanno la grande responsabilità di veicolare non solo notizie, ma anche immagini, visioni che appaiono al lettore. Questa non vuole essere una lezioncina sul politicamente corretto. Ma da voi, dai giornali e dai mezzi di comunicazione, passa il riconoscimento sociale dell’omosessualtà. Dal racconto della dignità e delle verità delle nostre vite filtra un messaggio, dal quale può dipendere la qualità della vita di milioni di persone omosessuali. Fino a non molti anni fa, su tv e giornali, la parola pederasta era equivalente ad omosessuale: l’omosessualità arrivava in cronaca nera ed era confinata nell’area del “torbido” della “devianza”, del “vizio”. E questo serviva per marcare la distanza tra ciò che è bene e ciò che è male. Oggi non è più così, salvo casi – come quello cui mi riferisco – dove cronisti pescano nel proprio repertorio “antico” e danno una immagine stereotipata dell’omosessualità, senza pensare alle conseguenze del loro operato.

La Gazzetta ha dimostrato negli ultimi anni una grande attenzione ai problemi delle persone omo e transessuali e l’articolo del sig. Cristallo esce dal solco tracciato, tornando a raccontare l’omosessualità con accenti su dettagli pruriginosi, anche se solo accennati, che sono fuorvianti e pericolosi, per la realizzazione di una società inclusiva dove tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale, abbiano diritto di cittadinanza.

Enrico Fusco
Presidente Comitato Prov. Arcigay Bari “Liberi di Essere”

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4 Risposte

  1. tsk che storia….l’altro giorno all’italian film fest vidi un altro film che sembrava proprio alludere negativamente all’omosessualità, ma perlomeno aveva la scusante di essere vecchio (era con ugo tognazzi).
    si parlava di un’indagine della ‘buon costume’ ed erano riportati ben 2 casi di omosessualità: un medico gay e una suora lesbica, che ‘obbligavano’ altri ad avere rapporti sessuali con loro. può anche accadere una cosa simile, ma fare degli esempi che coinvolgano una categoria a rischio emarginazione senza aggiungere alcun contro-esempio, è chiaramente fuorviante :/
    speriamo cambino le cose….

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  2. …più che speriamo cambino le cose, io sono per: devono cambiare le cose, basta volerlo…. Bisognerebbe partire dall’informazione giusta che tu sai è merce rara di questi tempi. Molte cose mi frullano in testa, ma come mi ha ricordato Enrico Fusco: da soli non andiamo da nessuna parte. Allora bisognerebbe organizzarsi.

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  3. “liberi di essere”….ma anche liberi che gli altri siano come vogliono loro. o no?
    Non deve essere pariotetica questa libertà? Immagino di si. Quindi come gli omosessuoli devono poter esprimere le loro opinioni e i loro sentimenti, anche gli omofobici lo possono e lo DEBBONO fare.
    Questa è l’applicazione più lineare dei principi di libertà che tanto stanno a cuore (a parole almeno) alle associazioni come quella rappresentata dal buon Fusco e da tanti altre persone convintamente coinvolte a sbandierare le proprie convinzioni di parte.

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  4. Che ognuno possa avere le proprie idee su questo non c’è nulla da dire, ma se le proprie idee diventano causa della negazione dei diritti fondamentali altrui e/o addirittura degli atti di violenza di ogni tipo verso terzi, bhe! qui iniziamo a dover mettere quei limiti che sono dettati dal rispetto e dalla tolleranza reciproca e cioè dal buon senso.
    Ti voglio fare un esempio: io sono una ciclista urbana, spesso la maleducazione degli automobilisti della mia città è davvero al limite dell’esasperazione, ma non per questo sono giustificata e sarei giustificata a dare fuoco ad ogni automobile perchè è quel mezzo che permette l’espressione balorda di certi personaggi alla guida ed è il mezzo fra l’altro che rappresenta questa categoria. Il buon senso è in questo, capire dove fermarsi, ma mi rendo conto che qui ci vuole molto equilibrio ed è proprio questo il problema, la nostra società ha perso il senso della misura, ha perso quell’equilibrio intrinseco che permetterebbe la convivenza fra le differenze naturali.

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