Al ritorno dalla Valle degli Elfi …in attesa del treno (le stragi e le guerre)

http://www.vitobarone.it/altamura/altastor.htm (qui il sito da dove è tratta l’immagine)

Nella mia lunga attesa, al ritorno dalla valle degli elfi, noto, all’interno della sala d’aspetto, la lapide in memoria delle << vittime del terrorismo fascista >> del 2 agosto 1980. Per terra c’è una specie di transenna che lascia spazio ad una parte del pavimento che sembra appositamente ristrutturato, lascia l’idea di una voragine, al suo centro vi è deposta una rosa che mi dà una profonda malinconia mista a tristezza per le vittime elencate sulla lapide, vittime, in fondo, delle ideologie idiote, che siano di destra o di sinistra o di qualsiasi altra bandiera: ci sono cose che, sinceramente, non riesco a mandare giù. Non ricordo in quale documentario si ricordava che le guerre, di ogni specie, la più grande violenza effettiva che queste comportano è che annullano le individualità. Gli uomini, i singoli uomini, con le loro storie, con i loro vissuti ed emozioni vengono annullati; nelle guerre queste differenze non contano più, non solo quando provocano la morte, ma anche nel dolore che lasciano ai sopravvissuti. In fondo ci si sforza di ricordare collettivamente nelle commemorazioni, ma risulta sempre l’atro che non ci appartiene come essere che ci tocca, come individualità.

Le stragi, come le guerre, sono la più grande e la più violenta forma di omologazione!

Bologna 17 agosto 2008  h 19:50

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Gli elfi: il corno e l’inconscio

Immersa in questa civiltà, tornata alla solita vita fra progetti, studio, problemi; in certi momenti, come flasch, ritornano immagini della mia permanenza elfica, ma ho bisogno di riattualizzare, di prolungare in un mio presente quelle immagini per far si che quel vissuto riviva dentro di me. Adesso ho bisogno di ricordare per vivere, ma ho anche bisogno di vivere per ricordare.

Domenica mattina un suono strano penetra nel sonno prima del risveglio, sono in dormiveglia e un’immagine si presenta nella mente evocata prepotentemente da questo suono esterno alla mia stanza. Il suono del corno, una specie di corno che è presente in tutti villaggi elfici, questo viene suonato sempre prima del pranzo e prima della cena, è un’abitudine elfica che serve anche a richiamare qualche ospite passante nella zona, o altri abitanti di altri villaggi che si trovano nei dintorni così, nel caso volessero, potrebbero unirsi ai commensali del villaggio interessato. A volte capitava di sentire dal villaggio in cui ho alloggiato, attraverso la vallata, il suono del corno di un altro villaggio: era bello, un atto ancestrale e arcaico. Così, dopo i primi giorni della mia permanenza, anch’io mi sono cimentata nel suono del corno. I primi soffi nella bocca del corno sono sempre, per tutti, fallimentari, ma dopo il terzo o il quarto tentativo partiva il suono giusto, cupo e robusto, che si faceva eco nella vallata. E’ il richiamo per i momenti più tipici di socializzazione della vita elfica, il pranzo e la cena, dove spesso si trova l’opportunità di intraprendere lunghe conversazioni con gente che vi alloggia come te o che il giorno dopo non rivedevi più; come nella vita, alcune persone ti accompagnano per un tratto, le perdi strada facendo, se ne vanno o vai via tu, puoi perderle di vista per sempre o puoi anche ritrovarle dopo una lunga lontananza, oppure puoi svegliarti all’improvviso e scoprire che non sei più tu e non sei più quello di prima, ma non è successo all’improvviso, diventi consapevole che stavi già cambiando, lentamente, nei piccoli passi del quotidiano. L’inconscio sa molte più cose della ragione e delle ragioni del buon senso, sente molte più cose delle ragioni del nostro Io assuefatto dai costumi conformisti.

Bari, 7 settembre 2008

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