Essere per la morte (chi ha orecchie per intendere intenda)

Mi è davvero difficile contestualizzare qui, in un blog, quello che vorrei esprimere più col non detto che col detto, più, come si dice metaforicamente, con quel che si lascia nella penna che con quel che si scrive. Ma ci voglio provare, voglio tentare di dire non dicendo.

Nella vita ci sono spesso bivi che implicano dualità nelle strade che si intraprendono, ogni strada intrapresa, ovviamente, è anche rinuncia di un’altra strada, ma chi ha quelle essenziali basi di sapienza ontologica sa bene che non è drasticamente così, in forma differente portiamo in noi la strada perduta. Ma adesso non è questo il punto. Il percorso intellettuale, emotivo, che potremmo definire ora affettivo, nel senso etimologico di ciò che ci tocca, è un percorso totalizzante, tutta la personalità ne viene coinvolta, ma l’essere del proprio io è qualcosa che muta, che cambia, è un essere che cambia i suoi stadi intrinseci. Il punto è questo. Essere arrivati in una fase dove si deve scegliere, appunto al bivio, è una strada presa che implica la responsabilità dignitosa di accogliere e fronteggiare la scelta fatta. In questo momento in cui mi trovo adesso, dopo la laurea, non c’è nulla di sicuro, nulla di certo, ma solo la vertigine  della scoperta che ha come suo contrappeso il rischio. Il “Maestro francese” Henri Bergson sosteneva giustamente che i successi più grandi sono ottenuti da coloro che si assumono il rischio maggiore. Osare sarà il verbo motore intrinseco dell’agire, il “muovente” di ogni scelta incomprensibile e apparentemente inutile agli occhi del senso comune. L’essere, però, non conosce giustificazione per la rinuncia al rinnovo di se stesso, come non conosce giudizio altrui, è essere senza soggezione. Ed è questo che ho intenzione di vivere, l’essere senza soggezione anche se le mie scelte di vita sono incomprensibili, ingiustificabili e controproducenti alla logica del senso comune che è poi la logica delle convenzionali abitudini culturali stabilite da una civiltà. E’ chiaro che non mi riferisco a violazioni di leggi o atti portati a procurare danno altrui, bensì atti, al contrario, rivolti a procurare benessere mio e di conseguenza altrui. Un io in pace col mondo-essere non può che donare pace al mondo “nonostante il mondo”. Non ho mai fatto mistero della mia fede cristiana, il Vangelo mi insegna il coraggio e la fiducia nel rimanere nella tempesta salda nei miei princìpi perchè aderente all’essere e, quindi, alla grammatica di Cristo, come direbbe Vito Mancuso. Ed ora, infatti, ho scelto la tempesta nella Fede.

<< Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; e chi avrà perduto la sua vita a causa mia, la ritroverà >> (Matteo 10 – 39).

 

Bari, 5 maggio 2009

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