Cambiare “il mondo” lavando i piatti

Le rivoluzioni si possono fare nei piccoli passi del quotidiano, ogni piccolo cambiamento nella propria vita è un progresso del proprio essere.

Dal primo giorno della mia permanenza nella Valle degli Elfi, la prima regola di cui il mio amico Attilio mi ha informata è che ognuno deve lavare il piatto, o altro, che ha sporcato. Questa sembra una regola sciocca, ma se dovessimo pensare, la mansione che ognuno può assumere sgravando ad un altro l’impegno di lavare i piatti di tutti i commensali permette, appunto, di non far pesare a uno solo il lavoro. E’ una specie di spontanea catena di montaggio. Il lavare altre cose come i tegami ecc. sono lasciati a discrezione personale, praticamente ognuno può decidere liberamente se fare in più anche il tegame sporcato per cucinare, tutto comunque viene lasciato a propria discrezione. La spontaneità della libera scelta, quindi, mette nella condizione di decidere volontariamente di lavare quei tegami in più. Personalmente credo che la soluzione migliore potrebbe essere, forse, oltre al fatto che ognuno si lavi il proprio piatto, ognuno, a turno ciclico, potrebbe lavare solo un tegame che si è dovuto sporcare per cucinare. In altri termini, se si dovessero sporcare ad esempio tre tegami, a turno variabile ognuno, volontariamente, lava uno solo degli utensili sporcati, uno lava un tegame, un altro lava l’altro tegame, un altro ancora lava l’altro tegame ancora; questo per non far gravare la pulizia di tutto gli utensili usati, al di là del proprio piatto, ad uno solo. Sarebbe davvero un buon modo di vivere la commensalità senza poi doversi lavare pile di piatti e tegami che ci ritroviamo alla fine di un pranzo, soprattutto se ci sono stati ospiti. Ora, tutto questo è singolare perchè, prima di tutto, non si concepisce l’ospite come colui/lei che deve essere servito, ma l’ospitato è davvero messo alla pari dell’ospitante, riflettete: se questa non è una forma sincera di vera ospitalità?! Far sentire l’ospite come uno di casa al punto da fargli lavare il suo piatto, semplicemente trattato al pari di tutti, è qui che si gioca l’accorciamento della distanza fra l’ospitato e l’ospitante, l’ospitato, infatti, entra già negli usi del contesto in cui si trova. Tutti, quindi, hanno più o meno lo stesso ruolo in queste piccole cose, o abitudini quotidiane, si crea così l’uguaglianza che non è un violento appiattimento, bensì un equo ruolo sociale nella convivenza comunitaria e, nello specifico caso, nella commensalità. Tutta questa visione, infine, va ben oltre l’idea di turismo e turista, avventore distaccato dei luoghi, consumatore del tempo e degli spazi, bensì la persona diventa parte integrante del contesto, si adegua, ma porta con sè comunque il suo vissuto che arricchisce lo stesso luogo. L’Io si fa custode e fonte di arricchimento di quell’esperienza.

Ripeto qui quello che ho scritto nel post precedente, in questo modo si vive il da farsi in forma spontanea, proprio perchè ci si sente volontariamente, per un senso di piacere, utili alla comunità. La regoletta elfica, quella che ognuno si lava il proprio piatto, credo che abbia in sè un grande valore, ovvero l’indicare che nessuno è il servo di nessuno; è un piccolo gesto quotidiano che entra a far parte delle abitudini culturali degli individui, per questo ho iniziato il post con la consapevolezza che: le rivoluzioni si possono fare nei piccoli passi del quotidiano…! E, anche per questo, ad oggi, compio un piccolo sforzo per dare seguito a questa semplice abitudine nella mia casa, di modo che possa ricordarmi e mettere in pratica che nessuno, ovunque, sia il servo di nessuno.

cellula.indipendente@gmail.com

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Osservazione fra gli elfi di questa terra

Sono al terzo giorno della mia permanenza fra gli elfi e, più sono qui, più mi rendo conto della naturalezza di questo stile di vita. Non ci sono restrizioni, formalità, tutto scorre con un’ovvia semplicità, persino l’apparente rudezza di alcuni non mi genera alcun imbarazzo, la trovo appunto così ovvia, così naturale e non c’è alcun senso del pudore, alcun problema. Una delle cose che mi hanno colpita è la libertà nei giochi di cui godono i bambini, persino quelli più piccoli, come il salire sul tetto del forno a legna. I bambini elfi sono forti nel fisico e nelle difese immunitarie, mangiano quasi per terra per le condizioni di vita in cui si trovano, ma questo non li rende assolutamente più malaticci, al contrario, sono più forti in tutti i sensi, anche dal punto di vista psicologico, sembrano molto autonomi, solo raramente “fingono” di farsi male per avere una maggiore attenzione dalla madre, ma per il resto sono abbastanza indipendenti. Un’altra cosa che mi ha colpita è riscontrare un senso di cooperazione nei bambini più grandi, intorno agli 11/14 anni, tendono ad essere più rispettosi, vispi e disponibili a giocare con i bambini più piccoli, è quasi commovente la spontaneità dell’unione in questa famiglia estesa, è un’unione senza indiscrezione, almeno per quel che adesso ho avuto modo di vedere, certo, sono convinta che i limiti umani li hanno anche loro, ma tutto sembra più attenuato, sembra destinato a disperdersi. L’assenza di ambizione sociale è la prima cosa che mi è sembrata di percepire ed è ciò che sembra rendere i rapporti un po’ più virtuosi. Ogni momento in comune è un’occasione per socializzare, socializzare in modo spontaneo e naturale, il tono della voce non è mai alterato, solo quando si scherza lo si modifica visibilmente, ma non c’è alcuna ragione apparente per prevalere sulla voce dell’atro.

E’ tutto così pacificamente reale, così naturale che sembra quasi assurdo che l’essere umano possa stare così tranquillamente con sè e con i propri simili. Sono serena e respiro aria pura godendo di panorami bellissimi. Mentre vi scrivo, in questo momento, ci sono i bambini, davanti al luogo in cui alloggio, che giocano facendo il naturale baccano, ma stranamente questo non mi dà fastidio.

Aldaia, 11 agosto 2008

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