Libertà intellettuale, libertà vitale

Ho effettuLIBERT1ato la mia iscrizione all’UAAR (unione degli atei e degli agnostici razionalisti) per l’anno 2016; prima di prendere questa decisione ho riflettuto molto, particolarmente su quanto fosse coerente una scelta simile proprio perché non ho mai fatto mistero della mia fede. Una opzione simile è principalmente una scelta politica, per quanto si possa definire politico un atto associativo. Ho sempre creduto nell’importanza della laicità dello Stato, laicità che non vuol dire necessariamente ateo, bensì logico; una logicità, però, non collegata alla disumanizzazione dello Stato in quanto tale. Anche uno Stato laico deve porsi, quindi, questioni etiche senza eluderle. La mia scelta è dipesa dal fatto di essere consapevole (da sempre) di un’ingerenza invadente della Chiesa Cattolica romana negli affari di Stato (per qualche accenno sul potere cattolico si veda l’intervento del Deputato Mattia Fantinati al meeting di Comunione e Liberazione). Come si concilia, però, una scelta simile col mio stato “spirituale” di fede? Continua a leggere

La poesia della storia al Liocorno di Bitetto

La poesia della storia l’ho vissuta l’altra sera, come sempre, al Liocorno di Bitetto. Questa mia riflessione sulla serata:  “Il mistero dei Templari” non è da esperta, tantomeno da appassionata. La storia dei Templari non mi ha attirata mai più di tanto in passato; ha suscitato una lieve curiosità che ho subito frenato a causa dell’uso ed abuso che si è fatto dell’utilizzo dell’immagine dei Sacerdoti Guerrieri. Domenica 15 gennaio, però, l’illuminazione. Finalmente ho sentito musica per le mie orecchie. Le parole del prof. Lopane, storico ed esperto delle questioni Templari, mi hanno rassicurata. Era dai tempi dell’Università che non sentivo spiegazioni serie, coerenti e, soprattutto, razionali. Sui Templari si è detto di tutto e si sono costruite montagne di scemenze e di storie da cui, poi, c’è chi ne ha ricavato un ritorno economico. Questa è la ragione per cui sono stata sempre diffidente a riguardo. Con la serata al Liocorno ho potuto constatare, ed avere conferma, che molte montature sono state costruite a dovere da coloro che considero gli intellettuali della peggior specie (se intellettuali si possono definire): i giornalisti, coloro che ci hanno marciato nel costruire storie inesistenti, senza alcun fondamento storico-documentaristico. Ora, i giornalisti sono per definizione dei cronisti e, in quanto tali, l’effetto del loro lavoro è quello di creare e orientare l’opinione pubblica, per questo il loro lavoro è delicato e pericoloso e dovrebbe implicare una certa etica; spesso però ci si imbatte, oltre che nei servi del potere, anche negli pseudo-ricercatori , negli pseudo-intellettuali e, aggiungerei, negli pseudo-uomini. La differenza fra un cronista-giornalista inventore di storie e creatore di opinioni ed un filosofo vero, uno studioso accademico, ma anche uno studioso privato appassionato (anche se si deve ammettere che non tutti i privati hanno certe caratteristiche, vincolanti per gli accademici e per i filosofi accademici, possibilmente per i filosofi in generale), è che questi ultimi vivono il loro lavoro con quello spirito scientifico che il cronista non riesce nemmeno a concepire, semplicemente gli intellettuali seri sono ricercatori della verità. Con questo non intendo sostenere l’assenza di impegno e di lavoro in ciò che i cronisti fanno, bensì l’assenza di scientificità, di metodologia. Al Liocorno, finalmente, dopo tanto tempo, ho risentito la musica dell’esperto, della fondatezza, della scienza, della ragione. Il blaterante vociferare delle sciocchezze leggendarie è svanito come un’entità caduca che si frantuma di fronte alla solennità della Verità.

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