Il triangolo nero e il triangolo rosa – i triangoli della discriminazione – Paragraph 175

I rispettivi triangoli nero e rosa sono, oggi, i simboli della discriminazione sociale e sessuale delle donne e degli uomini omosessuali nell’epoca nazista. Il 27 gennaio è la giornata della memoria, è la giornata dedicata al ricordo di quello che è stato l’orrore più sistematico nella storia dell’umanità: l’Olocausto. Ancora oggi, però, pochi sanno che, oltre agli ebrei, zingari, avversari politici, furono perseguitati e deportati nei campi di concentramento anche molti omosessuali, questi ultimi vennero distinti tra omosessuali uomini e omosessuali donne. L’omosessualità maschile fu vista come un fenomeno ancora più grave rispetto all’omosessualità femminile in quanto i primi, oltre ad avere l’obbligo di far proseguire la razza ariana, costituivano un motivo di vergogna per la stessa e una vera minaccia per la gioventù del “nuovo popolo” che si affermava. Le donne, invece, che erano già considerate inferiori, furono, per dir così, più tollerate ideologicamente, ma non nei fatti, perchè la loro omosessualità non impediva comunque la procreazione e, quindi, la discendenza della razza stessa. Si verificò così una discriminazione nella discriminazione. Possiamo notare la violenza psico-fisica che subivano queste donne, in quanto garanzia di sopravvivenza era il matrimonio ovviamente eterosessuale. I gay, invece, non avevano scampo in quanto l’omosessualità non garantiva la procreazione e l’ottica in cui li si vedeva era quella di una sessualità finalizzata al solo piacere egoistico. In tutto ciò possiamo notare il totale annullamento della Persona in quanto tale. L’individuo, nell’epoca nazista, non era considerato, ma la sua importanza era in rapporto al suo essere parte di un tutto omogeneo conformato fino all’estremo. La persona, con i suoi affetti, pensieri, sentimenti, è annullata in nome dell’ideologia e della mera riproduzione demografica della razza considerata pura. Quello che oggi mi fa rabbrividire è notare le analogie delle motivazioni di allora con le motivazioni di adesso portate avanti da alcuni politici italiani e dalla chiesa stessa. Per farvi comprendere a pieno vi riporto un brano del Paragrafo 175 della legge nazista contro gli omosessuali e potremo notare che non ci sono tante differenze tra alcune “affermazioni” di allora e le affermazioni di oggi:

« […] essere finalizzate al processo riproduttivo, essendo loro scopo la conservazione ed il prosieguo dell’esistenza del Volk [popolo], piuttosto che la realizzazione del piacere dell’individuo. »

Nel web possiamo trovare molte informazioni sulla tematica dell’omocausto, wilkipedia è una fonte da cui si può prendere spunto, c’è in questo link di collegamento una storia degli omosessuali nella Germania nazista e durante l’olocausto. Quel che oggi mi ha stupita di più è il leggere un articolo del 2008 di Amy Elman che afferma la molto probabile omosessualità di Anna Frank, un’omosessualità ingiustamente occultata dal padre e passata in secondo piano. Qui l’articolo tradotto in italiano da Eliana:  <<La storia invisibile: le lesbiche e l’Olocausto>>.

Di seguito la Lettera del Ministro della Giustizia del Reich riguardo alle lesbiche:

Berlino, 18 giugno 1942
Il Ministro della Giustizia del Reich
917C Norweg./2-IIIa2 1263/42
A:
Il Reichskommissar per i territori della Norvegia occupata a Oslo
Soggetto: Atti innaturali tra donne
Risp. alla lettera del 27 maggio 1942
a) I R Solo 5 Tgb. Nr. 7812 –

Sinora i risultati dei colloqui della Commissione Ufficiale per la Legge Criminale del Reich non prevedono di rendere punibili atti innaturali tra donne.
Le principali ragioni sono le seguenti.
L’attività omosessuale tra donne, ad eccezione delle prostitute, non è così diffusa come tra gli uomini e, dati i più diffusi tipi di relazioni sociali tra donne, è più facile sfuggire al controllo pubblico. Ne consegue che la maggiore difficoltà di individuare tali comportamenti comporterebbe pericoli di testimonianze e indagini infondate. Una delle principali ragioni per punire atti sessuali tra uomini – vale a dire, la distorsione della vita pubblica a causa dello sviluppo di legami di dipendenza personale – non ha ragione di essere per le donne, a causa del loro minor peso nella società e nel pubblico impiego. Infine, le donne che indulgono in relazioni sessuali innaturali non sono impedite del tutto come agenti procreativi diversamente dagli omosessuali uomini, anche perché l’esperienza mostra che in seguito le donne tornano spesso a relazioni normali.

p. p. Dr Schäfer.

(Günter GRAU (a cura di), Hidden Holocaust? Gay and Lesbian Persecution in Germany 1933-1945, London, Cassell, 1995 (ed. or. 1993), pp. 83-84: Bundesarchiv Koblenz R 22/970, 64)

Fonte: Museo virtuale delle intolleranze e degli stermini

Documentario integrale Paragraph 175 tradotto in italiano:

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