Il caso Eluana fa ancora riflettere

Il caso Eluana fa ancora riflettere. Andando subito al dunque, quel che fa riflettere, pensare e un po’ mi lascia perplessa è l’ever notato l’atteggiamento degli atei fortemente propensi alla morte di Eluana quando era ancora in vita. Quelli che, disinteressatamente e paradossalmente, ho compreso anche se non condiviso, in tutta quella faccenda, sono stati proprio i cristiani a favore della morte di Eluana. Parlare di liberazione per un cristiano sognifica parlare di qualcosa di cui si è consapevoli che continuerà a esistere, anche sotto altra forma, liberazione significa per un cristiano abbandono di uno stato per raggiungere un altro stato o condizione. Ma per un ateo che esprime un giudizio su di uno stato di coscienza, quando usa il termine liberazione da, sa bene di cosa sta parlando? Conosce i veri significati delle parole? Per chi formalemente non crede nella continuità dell’energia spirituale liberare da una condizione non implica la trosformazione-passaggio da uno stato a un altro, bensì la fine di uno stato implica l’annullamento, il nulla. Gli atei, o chi specificamente non crede nella trasformazione-sopravvivenza dell’energia spirituale, non sono giustificati nel momento in cui predicano la morte di una persona ipoteticamente sofferente, la loro richiesta non è una richiesta di liberazione, ma di annullamento, la liberazione sarebbe solo parziale, liberare da, per svanire nel nulla. Che senso ha, secondo la loro concezione, la richiesta di liberazione che è, in fondo, richiesta di annullamento?! Quel che è realmente successo, col caso di Eluana (come se fosse l’unico) è che si è rivelato un nervo scoperto che è stato però messo in disparte o è stato velatamente coperto. In realtà la situazione, di chi è nella condizione simile a quella in cui era Eluana, è drammatica per la ragione che queste famiglie  e questi “pazienti” sono lasciati a loro stessi. La solidarietà al padre di Eluana andava e andrebbe data per il peso psicologico della situazione e non nell’arrogante convinzione che la morte causata fosse la soluzione  o la liberazione. Il caso di Eluana è servito alla destra berlusconiana per fare i suoi comodi e alla sinistra per controbattere Berlusconi nuovamente con la forza del nulla, con l’assenza di argomenti e di proposte (ormai tipico della sinistra allo sbando). Il testamento biologico è una forma  di sviamento ulteriore delle responsabilità di uno Stato, non si parla infatti di dignità del bisognoso e dei diritti-bisogni dei familiari, bensì della possibilità di una persona di decidere, in un altro stato, se vivere o meno in certe condizioni. Ora, non contesto la questione in sè su cui andrebbero fatti studi ulteriori sugli stati di coscienza, bensì il fatto che si ignori effettivamente la vera questione: quanto, chi vive in certe condizioni e i parenti di questi, sono effettivamente e adeguatamente assistiti nel nostro paese? La questione del testamento biologico è il surrogato della  vera questione. Quel che viene ignorato è il punto di vista di chi è nello stato di coscienza diverso da quello tipico della specie umana. I problemi vengono sempre affrontati, nel mondo laico di cui io, in linea generale, mi sento parte, dal punto di vista della nostra condizione, ma mai dal punto di vista della condizione del bisognoso. Quando la nostra civiltà, laica-occidentale, inizierà ad abbattere l’antropocentrismo spontaneo delle proprie categorie, ritenendole scioccamente universali, allora la specie umana inizierà ad intravvedere un barlume di speranza.

 

Consiglio la visione di un film noto e bello che hanno, forse non casualmente, trasmesso recentemente in TV: ” L’olio di Lorenzo”, viene qui posto il disperato punto di vista dell’ “altro”, del sofferente e dei sofferenti.

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8 Risposte

  1. “Quali che siano le risposte che una qualsiasi fede fornisce a chiunque, ognuna di esse all’esistenza finita dell’uomo conferisce il senso dell’infinito – un senso che non è annullato né dalle sofferenze, né dalle privazioni, né dalla morte. Quindi solo nella fede si può trovare il senso della vita e la possibilità di vivere. Ed io compresi che la fede nel suo significato più essenziale non è soltanto “il rendere visibili le cose invisibili”, ecc., non è la rivelazione (questa è soltanto la descrizione di uno dei segni della fede), non è soltanto il rapporto dell’uomo con Dio (bisogna definire la fede e poi Dio e non attraverso Dio definire la fede), non è soltanto il consenso con ciò che all’uomo è stato detto, come per lo più essa viene intesa, no, la fede è la conoscenza del senso della vita umana, grazie al quale l’uomo non annienta se stesso, bensì vive. La fede è la forza della vita. Se l’uomo vive, significa che in qualcosa crede. Se non credesse che bisogna vivere per qualche cosa, egli non vivrebbe. Se non vede e non capisce l’illusorietà del finito, egli crede in questo finito; se capisce l’illusorietà del finito, egli deve credere nell’infinito.
    Senza la fede non si può vivere.”

    La Confessione – Lev Tolsoj (il link fa riferimento al testo completo in pdf, scaricabile e stampabile, tratto da http://www.liberliber.it)

    Riassumere tutto il pensiero di Tolsoj qui mi sarebbe impossibile, però quel che sostiene è degno di nota (infatti ne consiglio la lettura), e penso che per un ateo risulti tanto naturale parlare di “liberazione” quanto in apparenza contraddittorio, per il semplice fatto che secondo me non esiste uomo che vive, e che sostiene di vivere, che non abbia fede in qualcosa… altrimenti non avrebbe senso vivere, e tantomeno parlare di liberazione, sembrerebbe appunto contraddittorio.

    Io non sono atea, ma sarebbe interessante, vista le considerazioni fatte da Rosy, capire anche il punto di vista di chi sostiene di non credere… e capire cosa intende con questo.

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  2. yaza, non si discute qui la libertà di non credere, ma in questione c’è un’altra cosa che ho argomentato nel post.
    Ora, quello che sostieni citando Tolstoy forse non ha molto senso, perdonami, ma non si crede solo perchè altrimenti la vita non avrebbe senso perchè se fosse esclusivamente questa la ragione allora, come è capitato e capita ancora, ci creamo dèi e miti a nostro piacimento, in modo del tutto arbitrario, allora si che gli atei avrebbero ragione nello sbeffeggiare i credenti considerandoli creatori di dèi per paura della morte, del nulla. In realtà la cosa si ribalta perchè in fondo, dal punto di vista logico e metodologico soprattutto (che non sto qui ad esporre), l’assurdità invece è il pensiero del nulla. In altri termini, yaza, non si può credere perchè ci conviene dare un senso, ma perchè c’è, nel senso che la viviamo come esperienza, un senso profondo. Non dobbiamo dimenticarci che nel cristianesimo la fede è un dono.

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  3. io sono atea. secondo me tenere in vita un essere umano per decine di anni unicamente tramite macchinari, è uno spreco di energie e risorse inutile.
    se ci fossero energie (intese come elettricità e soldi principalmente) infinite, allora per quanto mi frega eluana poteva continuare ad essere artificialmente alimentata per un altro secolo.

    ma nonostante il mio differente pensiero, capisco anche gli atei che parlano di liberazione. liberazione dalle sofferenze, in quanto supposto che lei stesse soffrendo. come si fa con i cani o i cavalli quando soffrono molto e nn si ha la certezza di poterli curare.

    spesso coloro che credono cercano il pelo nell’occhio degli atei e si aggrappano a qualunque cosa per cercare di dimostrare che si, in fondo, anche loro senza saperlo ‘credono in qualcosa’. mha.

    ros vieni all’alleycat vero??
    bybybbb ;p
    e in bocca al lupo x tutto 😉

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  4. Riguardo al primo punto voglio risponderti, anche con la consapevolezza che la risposta non esaurisce l’argomento, con una parte di un messaggio che casualmente ho ricevuto qualche giorno fa su facebook:
    ” …invece di avere 630 Deputati e 315 Senatori in totale 945 politici che paghiamo profumatamente (in più ci sono i senatori di diritto e a vita), basterebbe dimezzarli e già risparmieremmo circa 10 MILIONI DI EURO l’anno… senza contare i soldi per i voli( spendiamo 180 MILA EURO AL GIORNO per far volare i politici, dimezzandoli altro risparmio di 328,5 MILIONI DI EURO)”. La mia risposta è stata: “…questa la userei in risposta a chi mi dice che persone in condizioni simili a quelle in cui era Eluana sono anche un peso economico per uno Stato. Per me l’elencazione che hai riportato è il vero peso, personalmente mi sento meglio sapere che le tasse che pago vanno a chi ne ha davvero bisogno e non al letame dei nostri politici”. Gli sprechi avvengono in altri settori, sprechi di cui si potrebbe fare a meno evitando di togliere opportiunità, ma ancor prima dignità, ai viventi in una certa condizione.

    Riguardo all’ipotetica sofferenza delle persone nello stato di coma in cui era Eluana, sinceramente ho troppa fiducia nella natura per pensare che prolunghi l’esistenza di un organismo per tanto tempo, nel caso di Eluana per ben diciassette anni. L’organismo ha un’omeostasi che deve mantenere e, nel momento in cui questa viene meno, nel giro di poco tempo, tendenzialmente pochi giorni, l’organismo muore. Infatti, l’equilibrio organico che l’idratazione e l’alimentazione costituivano, permetteva ancora la sopravvivenza di Eluana e, tale equilibrio, è stato rotto con l’interruzione di questi interventi, di conseguenza in soli quattro giorni ci ha lasciati. La natura a volte sbaglia durante il corso dell’evoluzione, ma non è così sadica da farci durare nella sofferenza per tanti anni.

    un abbraccio

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  5. “La natura a volte sbaglia durante il corso dell’evoluzione, ma non è così sadica da farci durare nella sofferenza per tanti anni.”

    infatti “secondo natura” sarebbe già dovuta morire. la natura non comprende macchinari artificiali

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  6. Quel che hai scritto non fa altro che trovare un ovvio riscontro, myr, ma proprio sulla base della tua giusta osservazione ritengo altrettanto che anche molte altre scoperte della scienza medica sono cose in realtà che impediscono il normale corso della natura. Se dovessi farmi un intervento chirurgico, ad esempio, di appendicite, in tutta onestà gradirei che usassero l’anestesia, anche quest’ultima possiamo considerarla come un accanimento terapeutico come le cure chemioterapiche e molto altro ancora. Personalmente i progressi della scienza medica li considero una benedizione perchè ci hanno permesso di guardare anche alla qualità della vita.

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  7. Ciao Rosy, penso ci sia stato un fraintendimento, dovuto probabilmente alla mia brevissima e poco esaustiva spiegazione. Quando parlavo di senso, non mi riferivo al fatto che il credere in Dio sia necessario affinché l’uomo nella sua vita trovi un senso. Anzi ritengo che questo sia un uso strumentale e perciò sbagliato della fede. Né ho riportato le parole di Tolsoj per evidenziare come gli atei in fondo abbiano fede.

    Le ho riportate per il fatto che secondo me egli amplia il concetto di fede, spesso identificata con il credere semplicemente in Dio o nell’aldilà, definendola quale conoscenza del senso della vita umana, sarebbe impossibile vivere senza credere nella propria vita, nella propria esistenza. Altrimenti penso che per un ateo non avrebbe alcun senso parlare di dignità della vita. E non avrebbe senso nemmeno vivere, sarebbe un vivere nell’attesa della morte. Ecco perché mi sono permessa di dire che in qualcosa credono. Ma non perché ritengo che sia impossibile non credere e non aver fede. Però nel momento in cui un ateo parla di “dignità della vita”, “liberazione dal dolore”, nella mia visione personale,può avere senso in riferimento alla vita stessa, ed al significato che egli da alla vita. Non cerco alcun pelo nell’occhi, e non ne avrei motivo, per me quella di essere ateo è una scelta libera e personale, e per questo la rispetto.

    Per quanto riguarda il caso di Eluana, sono d’accordo con Rosy quando evidenzia che in fondo non si può ritenere uno “spreco” tenere in vita un essere umano, perché gli sprechi sono altri… e ce ne sono davvero tanti. Poi, io sono d’accordo con l’eutanasia, o in generale con la liberazione da una condizione di dolore, in un unico caso: e cioè che sia l’individuo che soffre, nella sua libertà assoluta e nell’ assoluta consapevolezza a decidere della propria vita. In tutti gli altri casi no. E’ importante quello che è stato evidenziato nel post, e cioè, che bisogna tener presente prima di tutto la condizione di chi soffre, mentre noi nel nostro egocentrismo tendiamo a guardare la prospettiva altrui a partire dalla nostra personale condizione, senza nel contempo tener nemmeno conto di quanto relativa essa sia. Quindi considerando lo stato di Eluana, nella mia ignoranza, mi sento di dire che in fondo nessuno di noi può sapere cosa e come vive l’altro nel momento in cui egli chiude gli occhi. E per questo nessuno ci dice che Eluana in quella condizione soffriva, soffriva invece chi le stava intorno, questo è sicuro, capisco quindi la richiesta dei suoi familiari e di chi le stava più vicino (non di tutti gli altri però), è poiché nessuno ci può dire la reale condizione di chi sta in coma, poiché possiamo soltanto supporre che lei soffriva in relazione a ciò che significa per noi vivere, non mi sembra corretto parlare di “liberazione dal dolore” in riferimento ad Eluana.

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  8. Quando scrivi: “Però nel momento in cui un ateo parla di “dignità della vita”, “liberazione dal dolore”, nella mia visione personale,può avere senso in riferimento alla vita stessa, ed al significato che egli da alla vita” …non riesco a capire a cosa ti riferisci Gilda, scusami, mi puoi spiegare specifacamente cosa intendi? Davvero piccola, mi chiedo: che riferimento può avere un ateo nella vita secondo il tuo punto di vista? Myr questa domanda, spassionatamente, la rivolgo anche a te.
    Ciao

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