Pedalare stanca, ma mentre pedali ti si apre il mondo

Sabato 1 novembre ho partecipato alla mia prima cicloescursione con ruotalibera (FIAB) di Bari. Quasi 30 km per capire i tuoi limiti, ma soprattutto per comprendere i limiti del tuo mezzo, la tua bici. Dopo un bel po’ di pedalate notare in salita che il deragliatore della mountain byke non permette lo spostamento della catena fino all’ultima corona delle marce posteriori, non è piacevole, ma per fortuna l’unica salita che andava affrontata non era eccessiva. La mia paura di troppi chilometri un po’ ho iniziato ad affrontarla e iniziare anche a capire un po’ più seriamente come funziona la bici in corsa ti dà una maggiore sicurezza. Insomma, per quanto io sia appassionata di bici, passione che nasce più da un’esigenza psichica che estetico-fisica, non mi considero un’esperta. Stare con persone che sanno il fatto loro riguardo alla bici, ma con cui puoi fare anche piacevoli chiacchierate per una reciproca e graduale conoscenza è davvero bello. Comprendere quello che ti serve durante il viaggio, confrontarsi e soprattutto godere a un certo punto delle pedalate la bellissima aria pulita del verde che ti circonda è davvero una sensazione che ti riempie l’anima oltre che la vista. Non è la gara il senso di tutto questo, non è il primo che arriva, ma è quel famoso durante. Lo stare lì a mettersi in gioco senza pesantezza di una serietà che ti affatica con la leggerezza ludica di una voglia di fare e di capire. Dice una frase della canzone di Caparezza: << ho un progetto in mente, rimanere sempre adolescente >>, ma forse l’adolescenza è già malizia, forse è meglio l’innocenza. Qualche anno fa, quando ancora mi davo al footing (e stavo anche un bel po’ più soda!), ricordo che, durante la corsa, a volte mi capitava di non farcela più, di non riuscire ad arrivare dove mi ero prestabilita di voler arrivare. Era una fatica immane, la cosa mi distruggeva prima psicologicamente e poi fisicamente. Determinare il percorso, stabilire i chilometri, un po’ questo mi metteva sotto pressione, ma come sa chi ha fatto anche solo qualche volta footing, tutto dipende ovviamente, oltre all’ovvia condizione fisica di base, soprattutto dalla regolazione del respiro e dalla concentrazione. A volte ero concentrata, altre volte totalmente deconcentrata, era lì che si presentava la paura e la difficoltà. Credo che l’avere prestabilito un traguardo che lo si elabora psicologicamente rigido non sia una gran cosa, a seconda della concentrazione che si mantiene nella vita si crea un’aspettativa, ma se alla base di ogni aspettativa c’è sempre la possibilità di mettere in conto il fatto che a volte possiamo fallire anche dove crediamo di poter riuscire meglio, questo può generare meno ansie. Così se invece di rifletterci su ci concentrassimo solamente in ciò in cui crediamo veramente, ci sforzassimo verso quello che sentiamo vale la pena impiegare energie senza prenderci troppo sul serio, forse riusciremmo anche a vivere meglio e a sorridere di una sconfitta, di una distrazione umana, di una umana debolezza. Forse riusciremmo a vivere anche un dispicere temporaneo e una felicità più intensa con fanciulla innocenza.

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Una Risposta

  1. vai che sei grande !!! 🙂 ciao

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