Dagli Elfi: voglia di comunità

In questa domenica uggiosa, con questa pioggia che, dicono i metereologi, durerà tutta la settimana, vorrei continuare tanto a scrivere e ricordare i momenti più belli della permanenza elfica che, però, esaltano il valore comunitario e conviviale. Su questo desiderio si basa anche una nostalgia, forse ancestrale, della solidarietà e della socialità dei rapporti umani più autentici che, in questo tempo e nelle forme di gruppi rigidi, non si verificano, perchè semplicemente non se ne creano i presupposti.

Più volte ho ripetuto l’importanza del momento del pranzo e della cena nella comunità elfica e in questa occasione ho un particolare senso di compiacimento nel ricordare uno dei giorni in cui mi venne in mente di fare la buonissima focaccia pugliese che chi ha vissuto l’epoca e il forum di Diego Cugia nel periodo di Zombie conosce bene. Nella comunità elfica la focaccia ebbe così successo che, di 2 kg di massa, il mattino successivo non rimase nulla. Potete immaginare una focaccia poi cotta al forno a legna: la fine del mondo! La focaccia non è stata l’unica cosa che dagli Elfi mi sono ritrovata a vivere e a fare, ma un giorno coniugammo la coincidenza della necessità del pane con la voglia di mangiare pizze; ricordo anche che lo stesso giorno facemmo i biscotti e, all’improvviso, Attilio guardandomi furbescamente negli occhi, si fece venire l’idea di fare i taralli pugliesi. Insomma, fu un giorno di festa e di socializzazione come non mai, il cibo, davvero, divenne un dolce momento di convivialità. Socializzazione durante la lavorazione e l’infornatura del pane, socializzazione durante il condimento delle pizze e l’infornatura. Ogni pizza non era mai individualmente distribuita, ma veniva tagliata in quattro parti e uno, liberamente, prendeva il suo pezzo anche se aveva richiesto la pizza condita in un certo modo, questa richiesta veniva soddisfatta, ma non veniva vissuta in forma individualistica. Non c’era rischio che non venisse esaudito un desiderio culinario di qualcuno, quel che c’era bastava sempre per tutti e tutti, il desiderio del proprio gusto preferito, lo condividevano con gli altri. Tutto così spontaneo, così rilassante e piacevole. Infornare era la parte più bella di quei momenti perchè era particolarmente piacevole guardare il fuoco, per chi ci è stato davanti sa bene che il fuoco ha un potere incantatore, lo si osserverebbe per ore e ha, soprattutto, il potere spontaneo di riunire la comunità attorno ad esso. Conversazioni piacevoli erano musica e toccasana dell’animo, c’era qualcosa di inspiegabile in tutto questo, c’era qualcosa di rincuorante. Vicino al forno a legna, ricordo, mi ritrovai fra le mani il libro di Giovanni Allevi: <<La musica in testa>>, lessi la prefazione e adesso ricordo la sostanza del messaggio. Nei piccoli passi si può osare, nei piccoli passi in fondo possiamo cambiare, non importa se si presenta subito come un insuccesso, l’importante è che ci crediamo e che nel nostro crederci, cambiando, ci eleviamo.

Bari, 28 settembre 2008

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7 Risposte

  1. Rosalinda,semplicemente straordinaria.
    Un forte abbraccio da chi dal suo piccolo ci crede..sperando che qualcosa possa cambiare.
    Continua così Ros..

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  2. x esempio tra le cose che mi piacciono di + dei paesi nordici c’è il fatto che per via del freddo, ci si incontra in casa per fare attività creative o giocare ai giochi da tavola…è vero che il senso di comunità è soggettivo e ognuno può arrivarci in modi diversi, xò imho se ne crea molto + così che non passando da un pub all’altro a bere….poi bho XD

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  3. Anche dagli Elfi l’inverno è l’occasione per fare continuamente dolci e stare sempre tutti insieme, di questo purtroppo non posso dare testimonianza diretta, ma solo inderatta tramite Attilio.

    Volendo possiamo creare dei luoghi di incontro urbani anche nelle nostre città, anzi, credo che la città abbia maggiormente bisogno di ritrovare luoghi di collettività molto più accoglienti di pub dove la regola spesso è consumare: la nuova regola, si fa per dire, sarà socializzare 🙂 possiamo noi stessi fare da mangiare e procuraci da bere con poco 😉

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  4. Grazie 🙂 perché hai nutrito questo vuoto che sento ogni volta che ritorno su questo settimo piano circondato di edifici, cemento, e finestre che stanno lì a guardare senza farsi vedere, a Napoli, mi sento sospesa quassù, che pure ci ho vissuto tanti anni, ma non è più lo stesso, da quando tornai in città, dalle montagne, salita e tornata due volte, che adesso è così vivo il ricordo…e ti capisco, che a volte mi domando com’è che lì, tra quei monti in siccità estiva, ero così mia, che nel volto degli altri potevo specchiarmi senza preoccuparmi della mia figura, ogni volta era una traccia indelebile nella mia memoria, ogni nome, ogni storia, ogni evento, ogni parola, su quella panca dove anche io e te ci incontrammo, ho trovato la mia casa, che ha mille finestre, che non spiano, ma si compenetrano l’un l’altra. I ricordi mi tengono viva, come la festa alla luna piena e la fila umana in cammino verso una casa lontana, le parole silenti che raccontavano chi siamo, la sosta nella casa dove imparai a legar le cipolle, o il camminar per i boschi alla sera, fiduciosa nella sua luce, come quando un maestro di umanità mi insegnò a usar la falce senza fare fatica, danzando, come quando un bambino mi tenne incollata alle sue barzellette, come quando una gran donna mi chiese di accompagnarla a scoprire i fiori nei boschi, e trovammo i “non ti scordar di me”, come quando un ragazzo nel fiore degli anni intervistava tutti sull’amore, anche me, come quando una coppia di napoletani si commosse all’aiuto improvvisato di una piccola catena umana che in un attimo liberò la terra di una casa in costruzione dalle grosse pietre, come quando una tipetta che ancora oggi sento come sorella riusciva a levarmi le spine dal dito, come quando veniva a trovarci un vecchio amico montanaro, che era la prima volta per me, ma all’istante era un vecchio amico anche mio, come se avessi sempre vissuto lì.
    Il popolo elfico è “unico”, uno solo, perchè ancora non trovo le parole per esprimere quello che ci unisce, forse è semplicemente, umanamente, il gusto e il sapore della Verità, che non si veste di alcuna bandiera, dove ciascuno è diverso e nessuno è straniero.
    Sono felice di averti ritrovato. Confortata dalle tue parole. Grazie 🙂

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  5. Questo tuo commento, cara amica, è un inno alla vita, non ho parole per commentarlo ulteriormente. Anch’io sono felice di averti ritrovata, anch’io ti ringrazio per esserci ancora e per avermi risvegliato un’emozione dalle tue parole…

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  6. Purtroppo ci sono stato. Se mi fosse stato detto che gli elfi sono drogati che ruttano, scorreggiano, bestemmiano e vanno in giro nudi mi sarei guardato dall’andarci.
    Fortunatamente mi è stato risparmiato lo spettacolo dell’elfo che defeca per poi pulirsi con l’acqua (mi era stato detto che lo si faceva in spazi coperti da tende, ma questo vale solo per pochi, come ho scoperto stando sul campo).
    Complimenti alla RIVE, ai sedicenti ecovillaggi che tengono i loro incontri presso gli elfi fingendo di non vedere e di non sentire… ed al Wwoof per i suoi nuovi soci.

    Per non parlare dell’organizzazione. Chiami venerdì e ti dicono che puoi andare da una tipa giovedì. La contatti martedì e lei ti rassicura sul fatto che giovedì si sarebbe premurata di venirti a prendere. Arrivi giovedì e la tizia si rende irreperibile…e qualcuno ti dice che è partita per la Calabria. Quando…la strafottenza regna sovrana !.

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  7. Che pena scoprire che a qualcuno non piacciono gli elfi! beh, dopotutto non siamo tutti uguali (e per fortuna!)

    io che li conosco posso dire che non sono drogati. sul ruttano e scorreggiano.. beh, chi non lo fa?? mentre tutto il resto del mondo pensa a fare queste cose di nascosto loro non se ne vergognano. idem per l’essere nudi.

    hanno superato barriere culturali e creato una nuova societa’, con nuove regole e costumi.
    quanto a rive e wwoof.. non vedo perche’ non dovrebbero boicottare gli elfi. se lo facessero sarebbe davvero il colmo.

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