Gli amici che contano sono quelli che ti aiutano e aiuti a crescere

Oggi, non è un gran bel giorno, dopo la disillusione di ieri e la sensazione di apatica contraddizione percepita nel gruppo, ho quasi un senso di disgusto. Mi auguro che passi subito. Stranamente proprio in questi momenti sento la persona semplice che c’è in me, o grezza, o povera o il barbone o bohemien che sono dentro, oppure l’elficità che sento come stato. Vorrei farmi ritornare in mente i bei momenti della mia permanenza elfica, ma adesso non voglio, lo farò in altri post successivi. Oggi, nemmeno dal mio amico prof. il mio caro amico Pino. Ecco, vi parlo un po’ di lui che attualmente è la mia forza. Colui che ha risvegliato la parte più creativa di me, che mi ha fatto capire, educandomi, e continuando a farlo, che le mie stravaganze non sono sbagliate. Insomma, la normalità non esiste. La casa di Pino è per me, nonostante vada a studiare, luogo di riposo, non devo difendermi come a casa o come con altra gentaglia. Le stravaganze di Pino giustificano le mie. Sa fare artigianalmente agende di qualsiasi tipo, cassettini “inutili” ed esteticamente belli (amiamo entrambi le cose belle anche se non fungono a qualcosa, ma esistendo sono belle per quello che sono) dove si cimenta in sperimentazioni cromatiche. La sua follia in certe piccole cose mette a mio agio la mia di follia e questo mi fa sentire bene. Ha una libreria non indifferente, uomo di vasta cultura, ha lavorato in passato per la rivista L’osservatore romano, ha dipinto quadri dove anche qui si è sperimentato nelle variazioni cromatiche, ma nonostante inviti ad effettuare mostre dei suoi quadri, ha sempre rifiutato; da giovane ha rifiutato anche una cattedra universitaria in America, credo offertagli ad Harvard. E’ praticamente pazzo! Ma di quella follia geniale come ovviamente si capisce. Ed io col mio amico Pino mi sento a mio agio. Lui mi segue per la tesi di laurea, ha saputo risvegliare in me capacità che stavo facendo morire perchè o le lasciavo inespresse oppure le attualizzavo male: nella vita bisogna avere la fortuna di incontrare bravi educatori. Quando rileggo parti della mia tesi che ho già scritto, mi stupisco di me stessa e questo non per vantarmi, anzi, per evidenziare la consapevolezza dell’ottimo lavoro che sta facendo con me. Di questo non potrei mai finire di essergli grata.

Pino è dichiaratamente fascista, ma nei fatti è la persona più democratica che io conosca, è anche tollerante, spesso intraprendiamo discorsi persino sull’omosessualità, dice di non capirla, ma è consapevole che non è concepibile nessuna forma di violenza. In fondo è adesso, dopo lunghe conversazioni intraprese con me, anche tendenzialmente portato a rivedere la sua posizione sulle coppie di fatto e sulle adozioni omosessuali. E questo, per uno che si dichiara fascista, è il colmo. Come dovreste sapere, le cose più belle sono quasi indescrivibili, io posso dirvi e ripetervi che nel caso del professore, la sua follia  funge da specchio e risveglia la mia. Ho la sensazione che la follia che ognuno può portare dentro, ovvero quella creatività stravagante, che può essere anche sintomo di genialità, se solo la esprimessimo continuamente, questa , forse aiuterebbe chi ci è vicino a riconoscersi e ritrovarsi con noi e a sentirsi poi più a suo agio e a risvegliare infine quella parte unica che alberga dentro di noi, quella scintilla divina che non ci fa essere solo macchine inerti, ma che è l’audace testimonianza del nostro essere dinamico. Esprimersi è importante!

Bari, 4 settembre 2008

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4 Risposte

  1. bella testimonianza davvero! hai ragione, gli amici ti aiutano a dare il meglio… prendendo loro il meglio è bello restituire, con gli interessi!

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  2. E’ come fisiologico, quando si hanno contatti con persone singolari e tu hai già una ricchezza dentro, si edificano rapporti e affetti virtuosi 🙂

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  3. Per buona norma non sarebbe molto sensato attribuire caratterizzazioni di follia e conoscenza docente ad un tempo, a meno che non si tenti di dare una definizione della follia più vicina al registro greco del suffisso “-manìa”, il quale contempla anche il significato di furore. Lo scibile che viene tramandato, e non tradito, è di per sé informante e quindi può generare per converso alterazioni della coscienza discente. Ciò premesso e, appurata l’inscindibilità dei processi della gnosi nella formulazione delle categorie, trovo improprio oggi identificare una sorta di personificazione del fascismo. Mi chiederei, infatti, e non vuole questa essere una esortazione a costituirne, dove sarebbero i fasci di combattimento. Sulla propensione al corporativismo invece qualche dubbio resta…Se qualcuno si riservasse nostalgie in proposito, esse, a mio modo di interpretare, sarebbero ascrivibili più ad un reflusso nel dissenso e nel malcontento popolare quando, per corsi e ricorsi della storia, e dopo l’avvento predatorio degli accaparratori più forti e scaltri, non resti che percorrere tracciati maggiormente inclini all’austerità del sopravvivere. Altro si può dire per quanto riguarda la qualità associata
    alla sfera fascista di un certo tipo di conoscenza : è l’analitica, senza mezzi termini. Essa è un prodotto ereditato dall’illuminismo e soprattutto dallo scetticismo, movimenti che pure nel negazionismo delle categorie,
    operarono statutariamente alle basi della scienza “moderna”. Inoltre le teorie strutturaliste e divisioniste differenziali , ovvero la disciplina delle microsezioni dell’osservabile, antitetica all’indirizzo pitagorico, hanno
    di fatto plasmato lo scenario attuale che, per quanto testé detto, definire fascista sarebbe riduttivo e capzioso.
    Nella tale ambiguità, con godimento ossequiata da quanti cannibalisticamente e nella consapevole ignoranza
    facciano incetta di mezzi per attuare qualsiasi coazione onde propugnarsi fautori del diritto e del giudizio, la determinazione behavioristica dell’osservabile viene con forzature al limite dell’insania, questa volta, addossata alla nozione stessa di volontà, così, pare, miseramente perduta. Orbene, si abbia, e non è un trastullo per perdigiorno, il coraggio, davvero, di riconoscere l’occhio del ciclope e le sue prodigiose antenne.

    Sergio Lippolis

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  4. Ciao Sergio,
    interessante il tuo intervento, anchese in realtà non condivido parte delle tue argomentazioni, in primo luogo la scarsa apertura al confronto che trasmette (per buona norma..???…. quale?), questa è la mia impressione, e in quanto tale potrebbe essere sbagliata.
    Inoltre, mi chiedevo, cosa ti ha spinto a scrivere questo intervento in un post in cui si parla di amicizia? non è un modo per polemizzare… è davvero una mia curiosità.

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