Un’altra piccola rivoluzione alla ricerca della semplicità

Oggi ho deciso di fare qualche servizio in centro, è lunedì mattina, un qualunque lunedì mattina di una qualsiasi giornata di agosto. Mentre cammino il mio sguardo si posa ovunque, semidistratto, come assuefatto dalle immagini del centro cittadino che conosco bene perchè ci abito vicino. Vedo scorrere tutti i negozi alcuni chiusi altri aperti, quelli cinesi sono sempre aperti, è una caratteristica che ho notato. I cinesi hanno un senso della disciplina e del lavoro quasi fosse una devozione, credo che lo scopo sia sempre quello dell’arricchimento col fine della scalata sociale ed economica. All’improvviso ho pensato ai soldi, al loro valore, o meglio al valore che noi gli attribuiamo, ma ho anche pensato agli Elfi, al valore che questi attribuiscono ai soldi. Mi è venuta un po’ di nostalgia pensando a loro, ma contemporaneamente anche una forte energia. Gli Elfi, autoproducendosi, ovviamente, non sono inseriti nel sistema, almeno non lo sono completamente, ma solo nei limiti. L’autoproduzione la intendo anche come autoarrangiamento, con questo intendo dire che non pagano bollette per una luce che non gli viene fornita dall’ENEL, per l’acqua che non prendono da un impianto regolato dalla regione, per un gas che non usano. La luce o l’energia ad esempio se la forniscono tramite i pannelli solari riposti sopra i tetti, questi permettono di procurare abbastanza energia per illuminare lampadine a risparmio energetico e credo che, a seconda della grandezza e della quantità dei pannelli, si possa produrre una data quantità di energia abbastanza per i bisogni quotidiani. Questo esempio è la dimostrazione che si può essere parte del sistema (i pannelli solari) senza cogliere la parte peggiore di questo, ma sfruttando quel che di buono il sistema può offrire.

Il rapporto degli Elfi con i soldi è praticamente, per quel che mi è sembrato, non voglio dire assente, ma forse sarebbe meglio dire di indifferenza relativa. Creano gruppi che fanno i giri dei festival sia in Italia che all’estero dove il loro compito è quello di fare pizze per questi festival, il ricavato va al fondo cassa della comunità che può essere usato per delle spese in cui la stessa può incorrere come ad esempio l’acquisto di una vacca o del materiale per lavorare la terra, i semi per l’orto, la pasta  e quant’altro. In poche parole, dagli Elfi, avendo i soldi una funzione prevalentemente dedita alla sopravvivenza e per la continuità della comunità, non si percepisce il valore del denaro, almeno non quel valore eccessivo che noi spesso diamo a questo feticcio.

Il colpo d’occhio è forte, guardo le vetrine di alcuni negozi che hanno t-shirt a prezzi esagerati, persino l’abbigliamento per bambini, maglie che l’anno dopo saranno inutilizzabili, a 40 euro. Con 40 euro gli Elfi chissà cosa potrebbero prendere. Continuo a camminare, sono in via Melo e, quasi senza essermene accorta, vado verso la stazione, una specie di istinto per la partenza, sulla via scorgo improvvisamente un negozio direi storico della nostra città: Bidon Ville, il negozio dell’usato. In passato ci sono entrata un paio di volte, ma non mi è più capitato, così ho deciso di entrare e guardare quei monumenti dell’usato. Vedo magliette, pantaloni e quant’altro, tutto ovviamente a prezzi abbordabili; compiaciuta, penso agli Elfi, ai loro vestiti semplici e trasandati e a quello che Attilio mi disse confermando quello che ho notato e credo già da un po’, che chi pensa e si dedica a cose più essenziali non bada a come si veste, sarebbe questo solo un opzional. Vorrei non crederci, ma forse è proprio così: cerco qualcuno che mi smentisce con i fatti. Alla fine vedo fra le tante robe una felpa a giacca che trovo carina, potrebbe essere utile per quando sono in bici e per quando inizia ad essere un po’ più fresco; la misuro, mi va comoda, a meno di 8 euro è mia, scrivo meno perchè stava a 8 ma mi mancavano trenta cent, il negoziante ha chiuso un occhio ;-p  🙂  Ho comprato dall’usato, non ho speso molto e ciò mi rende felice, non il risparmio in sè, può sembrare stupido, ma perchè questo è come se  mi riportasse agli Elfi, mi fa quasi rivivere il loro spirito e stile di vita semplice, uno spirito nel fare che porto con me e che non voglio e non posso dimenticare.

Bari, 25 agosto 2008

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4 Risposte

  1. dove si trova il negozio “bidon ville”?
    se sta a bari, sai se ci sono a lecce?

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  2. Ciao emanuele, a lecce non so se c’è bidon ville, so che c’è anche a napoli, comunque a bari è in via melo vicino alla stazione centrale. Se un giorno tu dovessi decidere di farti un giretto a bari ci possiamo vedere così ti ci porto a questo piccolo negozietto, ovviamente, nel caso, contattami.

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  3. Grazie dell’invito, se per caso passo sarai la prima a saperlo.

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  4. Emanuele, non so se sei del meetup di lecce, considero però scontato, nel caso lo fossi, che anche gli altri metuppers sono invitati; e se arrivate in bici col treno, perchè col treno la bici viaggia gratis (unica regione in Italia), ci facciamo anche una ciclopasseggiata in città 🙂

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