Essere nel fare senza essere schiavi del “dover essere”: gli elfi sono liberi di essere

Sono trascorsi tre giorni dal mio rientro e se devo essere sincera mi è presa una grossa malinconia mista a nostalgia, dovrei pensare alla tesi da finire, a quello che vorrei fare dopo la laurea e invece sono qui a scrivervi e già a meditare un’altra partenza per le montagne pistoiesi fra gli amici elfi (mi sono persino comprata un altro zaino più leggero di quello che ho). So già che quando ritornerò, se ritornerò, non sarà più lo stesso, perchè tutto cambia, cambio io, il modo di vivere e vedere le cose, saranno cambiati loro, insomma, come ogni cosa della natura, qualcosa si sarà trasformato. Meditare sul fatto che non penso al mio post-laurea, mi ha fatto tornare in mente il confronto che ho avuto con alcuni ospiti dell’Aldaia. Questi mi hanno ricordato che, nel mondo comune, il modo di vivere la conoscenza immediata è basato sul fare, mi spiego meglio: intendo dire che la prima cosa che si chiede dopo il nome, a una persona, è cosa fa questa nella vita, il fare è culturalmente il centro nevralgico della nostra società. Dagli elfi ho notato che nessuno mi ha mai chiesto cosa facevo nella vita, semplicemente, dopo ho capito che loro non concepiscono la persona per quello che fa in senso stretto, ovvero puramente dal punto di vista dell’occupazione, alcuni sociologi lo definirebbero dal punto di vista dello status sociale, ma semplicemente per quello che è, quello che fa una persona è solo una parte, però non primaria. Mi è sembrato che fra gli elfi, per quel tipo di stile di vita, emerge la componente del fare in senso più totale, non strettamente inteso verso un mestiere che si svolge. Infatti, io stessa in quel contesto non vedevo ognuno di loro per il ruolo che svolgevano nella comunità, anche perchè il ruolo è abbastanza versatile, ma li vedevo, e adesso li ricordo, con le caratteristiche del loro modo di essere, di porsi: è, quindi, tutta la persona che si presenta a livello socio-interpersonale, la singola persona non viene ridotta al suo lavoro e, di conseguenza, non è nemmeno qualificabile ad uno status. La prima persona che mi ha chiesto cosa facevo nella vita, infatti, era un ospite come me, ma gli elfi non me l’hanno mai chiesto, solo sentendomi parlare, in altre conversazioni, credo abbiano potuto capire cosa facevo nella vita. L’impegnarsi in attività per la sopravvivenza sembra non sia un prestigio particolare, ma semplicemente un giusto darsi da fare, il resto del proprio modo di essere è espresso per quello che è, ma soprattutto è espresso senza frenesia, senza doversi dare da fare per far vedere che si è utili; il fare elfico è invece un fare naturale, spontaneo, un fare dove si percepisce la volontà piacevole di dare una mano alla comunità per il solo fatto che fa piacere aiutare il gruppo verso cui si ha stima e simpatia. Questo è quello che ho sentito, un fare senza alienazione dall’idea di “dover fare“, ma un fare che è donazione spontanea nella collaborazione e nel piacere della condivisione.

Dopo tre giorni, tornata a Bari, sono uscita di casa, avevo come il rifiuto della “civiltà” di fuori e ho ancora difficoltà a riprendere i contatti con alcuni amici, il web è l’unico momento di socializzazione che adesso mi sto concedendo.

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8 Risposte

  1. La vita è bella per quello che è e per ciò che si costruisce insieme.
    Un saluto pino Masciari

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  2. Non so se c’entra, ma mi è capitata questa recensione del libro “”Pensare l’efficacia in Cina e in Occidente”” di François Jullien – Economica Laterza, 2008.
    In breve, il pensiero occidentale si differenzia dal pensiero orientale proprio sul modo di concepire il “fare” delle cose.

    “Riportare cento vittorie in cento battaglie
    non è questo il fine del fine; mentre
    sottomettere le forze nemiche senza dover
    impegnare battaglia, questo è il colmo
    dell’eccellenza”

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  3. […] ecco che comprendo come la riflessione di kultura-indipendente dove si chiede se siamo liberi di essere o se siamo schiavi nel dover essere, per forza, […]

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  4. Ringrazio sentitamente Omar e tutti quelli che hanno fatto girare l’e-mail che ho inviato, ma soprattutto ringrazio e saluto te Pino Masciari per essere venuto a farmi visita qui nel blog; quello che hai scritto lo condivido pienamente, è davvero bello riuscire a costruire insieme, anche se gli altri sono a noi fisicamente lontani, quello che conta, Pino, è la carica che i valori portano con sè. Gli uomini passano, ma la terra che possiamo seminare un giorno può dare buoni frutti ed io in questo ci credo fermamente.
    Pino, non perdere mai la speranza perchè anche se al momento non si vedono i frutti ti assicuro che questi stanno già spuntando anche in luoghi che non avremmo mai immaginato. Ti abbraccio con cuore

    Ragazzi visitate il sito di Pino Masciari

    http://www.pinomasciari.org

    vedrete cosa significa il coraggio di vivere.

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  5. Ciaoo ^_^
    le riflessioni sul ‘fare’ che impone la società e il fatto che tutti ti giudicano continuamente e, se possibile, sprezzantemente, sempre in base a questo, sono state abbastanza illuminanti x me.
    tuttavia credo sia qualcosa difficilmente immaginabile…diverso completamente da quelli che sono stati i miei sogni fin da piccola.

    ti auguro di riuscire a conservare ciò che di buono hai assorbito lì, anche in questa ‘terra selvaggia’! :p
    cmq passando al solito materialismo…siccome non sono riuscita a trovare niente in giro e quest’esperienza mi interessa, potresti dirmi quanto hai speso in totale? cioè come funziona per il cibo…mangi quello che ti danno gli altri ma te lo danno loro gratis? possibile??
    e se possibile, anche non so…delle indicazioni per capire come eventualmente organizzarmi magari l’estate prossima……

    grazie mille in anticipo x le info ma soprattutto per avermi fatto conoscere questa comunità e per aver condiviso questa (mi sembra) bellissima esperienza. conoscevo la libera comunità di Alcatraz soltanto, di Jacopo Fo. xò appena visti i prezzi (proibitivi per le mie risicate disponibilità) ho accantonato l’idea di andarci….mi sembra che non dovrebbe essere così anche qui invece

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  6. Ciao cellulaindipendente, grazie del blog e complimenti per gli argomenti e per lo spirito con cui sono trattati. Una richiesta ; potresti postare maggiori informazioni su come e dove poter fare questa esperienza? Anche privatamente se ti è più comodo, l’indirizzo è corretto.
    Grazie.

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  7. Cara cellulaindipendente noto un grande interesse per questa esperienza da te fatta pochi giorni fa.
    Sono contento di constatare questo particolare interessamento.
    Ovviamente anche io seguo i post che scrivi con molto interesse e gli argomenti da te trattati sono molto vicini a ciò che più mi appassiona.
    Complimenti per i tuo modo di scrivere!

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  8. Vi ringrazio io per essere persone emotivamente portate per questi tipi di argomenti e interessi.
    Qui sono emersi aspetti che già riflettendo oggi sono venuti fuori da una fresca memoria, l’impatto, chiaramente, quando si è sul posto, è completamente diverso; addirittura il mio amico Attilio, quando siamo arrivati li, mi ha detto che tutto quello che mi aveva detto sulla valle degli elfi lo dovevo dimenticare, praticamente non bisogna avere nessuna aspettativa, bisogna prendere tutto per quello che è, nel bene e nel male.

    La ragione che mi ha spinta a scrivere nel blog di questa esperienza è, in primiss, quella di iniziare ad avvicinare coloro che si sentono vicini a questo spirito culturale-comunitario, insomma bisogna iniziare a conoscersi e questi sono i primi timidi passi. Poi, se quel che si coltiva trova terra fertile, chissà qualcosa potrebbe pur uscire. Per adesso voglio fermarmi qui coi commenti anche perchè voglio lasciare spazio all’esperinza.
    Nei prossimi giorni continuerò a scrivere di questa esperienza elfica così avremo modo di riflettere insieme su certe cose.
    Riguardo al come raggiungere la valle degli elfi preferisco comunicare e parlare di questo in forma privata, eventualmente, se ci si può conoscere (a parte Miriam che già la conosco), ne possiamo parlare di persona.

    Per contatti: cellula.indipendente@gmail.com

    se mi contattate fatevi riconoscere altrimenti credo che siete spam o altro e vi cancello :-p

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