Tentativo di descrizione del primo e del secondo giorno elfico

Il 10 agosto è appena il secondo giorno della mia permanenza dagli elfi. Non nascondo che il primo impatto avuto ieri è stato un po’ duro o addirittura drammatico. Il disagio principale che mi ha colpita di più è stato il non dover usare carta di ogni tipo per il serrvizio igienico, ma solo e semplicemente acqua da far scorrere con una semplice bottiglia appena si è finito il servizio. Diciamolo subito, noi “civili” abbiamo la consuetudine di pulirci ben bene e lavarci adeguatamente, queste sono le norme igieniche a cui ci siamo abituati, un impatto con questo disagio sembra una sciocchezza, ma è forte, almeno lo è stato per me, e lo è ancora di più se non hai alcun posto che ti sembri discrezionalmente adeguato per ragioni di pudore. Di questo forse scriverò in un secondo momento.

In questo momento in cui vi scrivo ho un’oca alla mia destra e una vacca alla mia sinistra, sono seduta  su di una panca in legno fatta a mano, appoggiata su di un tavolo anch’esso fatto a mano e il villaggio in cui mi trovo si chiama Aldaia.

In linea generale non nascondo il disagio e le scomodità, lavare i piatti con la cenere o il siero del formaggio dà l’impressione che sia impossibile vivere in certe condizioni, insomma: sporcizia costante, scomodità… queste sono le primissime impressioni.

Siamo in pendenza in quanto il villaggio dove ci siamo fermati di più è appunto in pendenza e ciò comporta un certo sforzo muscolare per camminare, in poche parole, mi sento le gambe scolpite. Questa mattina ho fatto legna insieme ad Attilio e ad un’abitante elfa, è stato duro staccare i rami e tronchi secchi dagli alberi in pendenza e poi doverli portare su salite un po’ ripide per chi non è abituato. Avevo fame ed ho praticamente divorato il  pranzo. A pranzo polpette di riso, un po’ di insalata di pomodori  e un’altra erba che coltivano, pane fatto da loro, riso con un po’ di olio e un’altra cosa di cui non ricordo il nome. Tutto fatto prevalentemente da loro, tutto che va consumato e nulla gettato. Ieri nel primo villaggio dove ci siamo fermati (Casa Sarti) ho assaggiato del formaggio stagionato fatto ovviamente da loro, sinceramente non ho mai mangiato un formaggio così saporito. Nemmeno quelli pregiati mi hanno dato un piacere così intenso al palato. Gli elfi non usano minimamente concimi e cose simili nelle loro coltivazioni, risparmiano sull’acqua che è poca e per questo  va razionalizzata, per cui l’acqua “sporca” dei piatti viene riutilizzata per innaffiare l’orto. Ora, stiamo attenti quando leggiamo acqua sporca, se ci pensiamo, quell’acqua non è altro che fatta di residui del cibo che noi stessi mangiamo, non c’è altro, nè detersivo, nè niente, è tutta roba biologica che infine ritorna nel circolo della vita per alimentare l’orto che ulteriormente ci darà i suoi frutti per rialimentarci. Nulla in questo modo viene sprecato.

Questa mattina, dopo la mia prima notte e dopo la colazione con pane e marmellata fatti da loro,  prima di fare legna, ho aiutato a fare i biscotti e poi  a preparare qualcosa per il pranzo, l’ho fatto volentieri, aiutare in cucina e/o in altro modo, mi ha fatta sentire utile…, poi vedere che gli utensili si possono lavare in altri modi mi ha dato qualcosa. Il senso di adattamento è fortissimo in queste situazioni e, sinceramente, pian piano, l’abitudine a queste condizioni inizia prendere piede e, in questo modo, mi viene sempre meno difficile sentirmi parte del tutto.

Aldaia, 10 agosto 2008

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