La memoria storica di un inconscio traumatizzato. La violenza degli insabbiamenti

Il ritorno dei gruppi neofascisti e neonazisti nella storia è un ritorno drammatico che sta sconvolgendo la realtà sociale. Ma molto brevemente: perchè sono ritornati? Questi negano realtà storiche come l’olocausto, sono i ragazzi dalle belle famiglie e nemmeno tanto populiste, ma non è qui il luogo per definire o giudicare questa gente e questi fenomeni, cerchiamo invece di dare una visione psico-storica. Nella storia possiamo ritrovare rigurgiti di movimenti o atteggiamenti, ma questo non accade solo a livello di storia della specie, ma anche a livello di storia individuale o generazionale. Insabbiare, nascondere, creare tabù proibizionisti non fa altro che portare la memoria storica ad una specie di repressione che, come tutte le repressioni, sono destinate ad esplodere in qualsiasi modo. Cosa fa espledore un movimento? La mancanza di verità! Nel momento in cui di ogni epoca, di ogni periodo, nn vengono messe a nudo le realtà che ha promosso, effettuato, ma invece viene solo presa di essa un aspetto ad esempio negativo per denunciarlo, è qui che i risentimenti covano in seno anche alle società più democratiche, i rigurgiti, della parte più risentita e che non ha avuto più espressione in forma civile, si ripresentano in forma violenta. L’assenza di verità storica è forse il male più drammatico perchè genera falsità, manipolazione e creazione di miti menzonieri. Ricordiamoci l’epoca nazista, o i travestimenti dell’uomo forte mussoliniano, ma anche l’ancora attualmente celata e quindi non completamente condannata violenza stalinista del comunismo sovietico. Le verità nascoste sono la memoria storica inconscia che, come nell’essere umano i traumi riaffiorano con nevrosi, psicosi ecc., nelle società riemergono in forma civilmente distorta e patologica. La verità di ogni epoca necessita un incanalamento costruttivo degli aspetti positivi che un movimento porta con sè. Se la repressione, in questo modo, porta verso un danno successivo, questa va evitata e prevenuta con un bisogno di verità senza insabbiamenti e senza sconti, nel bene e nel male.

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2 Risposte

  1. Il bisogno di verità lontana da qualsiasi forma di insabbiamento è sicuramente una prerogativa imprescindibile se in qualche modo si vuole “imparare” dalla storia, dal nostro passato.
    Che la violazione dei diritti dell’uomo sia avvenuta in Italia, Germania o Ruanda, a livello nazionale o locale non ha importanza, si tratta sempre e comunque di qualcosa che riguarda e dovrebbe interessare noi in quanto uomini. Lasciar scivolare nell’oblio le “scomode” verità della storia significherebbe soltanto far strada alla possibilità di quel “sentimento latente” quale può essere il senso di inadeguatezza o la consapevolezza di differenza nei confronti dell’altro, di manifestarsi e diventare abuso, violenza o addirittura patologia sociale. La verità in questo senso ha una funzione plurale: deve informare e nel contempo rendere consapevoli chi la ascolta, deve educare. E per fare questo, chi ha “tra le mani” questa verità, ha il diritto/dovere di renderla chiara, limpida, lontana da qualsiasi forma di corruzione, affinché essa diventi in primo luogo consapevolezza. Perché solo attraverso l’ autocoscienza, la consapevolezza di sé e dell’altro si può iniziare a pensare ad una società plurale, ad un’equa interazione/integrazione tra gli individui, dove l’autonomia e la libertà diventano parole chiavi del convivere quotidiano.

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  2. quoto in toto il commento 😉

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